Tesla vuole riciclare tanto quanto producono le miniere nordamericane

Tesla vuole che entro il 2030 il riciclo delle batterie eguagli la produzione mineraria nordamericana. Un’ambizione industriale, non solo green.
miniera litio

Tesla vuole estrarre le sue miniere. Non nel senso letterale, ma l’obiettivo che si è posta per il 2030 ha la stessa ambizione, ovvero che i materiali recuperati attraverso i suoi processi di riciclaggio possano eguagliare la produzione totale delle miniere nordamericane. Una dichiarazione che, se resa reale, cambierebbe la geometria dell’intera filiera delle batterie.

Tesla afferma di riciclare il 100% delle batterie dismesse che riceve, con impianti capaci di recuperare oltre il 90% di alcuni materiali chiave come nichel e cobalto. Gli stabilimenti in Nevada e Texas trattano i rifiuti provenienti dalle fabbriche, dai laboratori e dai veicoli a fine vita. Solo il Nevada, nel corso del 2025, ha processato oltre 3.000 tonnellate di materiale, l’equivalente di circa 9.000 pacchi batteria di una Model Y a trazione posteriore. Il Texas aggiunge altre 3.000 tonnellate previste per quest’anno. Sommando i partner esterni specializzati, il totale si avvicina alle 14.000 tonnellate.

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Per capire la portata dell’obiettivo 2030 bisogna guardare a cosa produce oggi l’estrazione nordamericana. Gli Stati Uniti ricavano circa 5.000 tonnellate annue di carbonato di litio equivalente, concentrate principalmente intorno a Silver Peak, in Nevada. Una quantità destinata a crescere con l’entrata in produzione di Thacker Pass, sempre in Nevada, con prima fase attesa verso fine 2027, che punta ad aggiungere circa 40.000 tonnellate all’anno.

L’operazione ha anche una logica economica semplice. Recuperare materiali in una catena controllata riduce l’esposizione alle oscillazioni dei prezzi delle materie prime e alla dipendenza da fornitori internazionali spesso geopoliticamente complicati. Litio, nichel, cobalto, sono loro i tre nomi che negli ultimi anni hanno tenuto svegli i CFO di ogni casa automobilistica del pianeta.

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Il tallone d’Achille, per ora, è il volume. La quantità di batterie che torna indietro dai veicoli a fine vita è ancora relativamente bassa rispetto a quello che ci si aspetta nei prossimi dieci o venti anni. Gli scarti di produzione tamponano il gap, ma il sistema ha bisogno che il parco circolante elettrico invecchi per girare a pieno regime.

Se l’obiettivo del 2030 verrà centrato, o anche solo avvicinato, il riciclo diventerebbe una leva competitiva reale. Le miniere non spariranno, ma potrebbero smettere di essere l’unica origine che conta.