Dacia si trova a dover gestire una pressione sempre più costante e su più fronti. Da una parte deve difendere le proprie quote nel segmento delle auto accessibili, dove la concorrenza si è fatta sensibilmente più agguerrita, mentre dall’altra deve avviare una transizione elettrica che richiede investimenti significativi senza compromettere la struttura di costi che ha reso il marchio romeno competitivo fino a oggi.
Il problema più immediato riguarda proprio il suo catalogo. Modelli come Spring, Sandero e Jogger hanno costruito negli anni una forte identità, posizionandosi come riferimenti nei rispettivi segmenti di prezzo. Quel terreno, tuttavia, è diventato molto più contendibile con l’arrivo di costruttori cinesi in grado di proporre prodotti meglio rifiniti, più dotati di serie e venduti a prezzi che rendono difficile il confronto diretto. La Spring, in particolare, sente la pressione di rivali come Leapmotor T03 e BYD Dolphin Surf, che stanno alzando il rapporto tra contenuti e costo in una fascia dove Dacia ha sempre operato.
Dacia, vendite in forte calo nei primi mesi del 2026

Secondo Automotive News, nei primi due mesi dell’anno le immatricolazioni europee del marchio sono scese del 29%, fermandosi a 68.494 unità, con la Sandero che avrebbe accusato da sola circa 17.000 unità in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Il marchio precisa che la flessione non dipende esclusivamente dalla concorrenza, ma anche da alcune difficoltà di approvvigionamento che avrebbero inciso sui volumi disponibili.
A fronte di questo scenario, la CEO Katrin Adt ha ribadito che Dacia può contare su una fidelizzazione cliente del 70%, indicandola come uno degli elementi distintivi più solidi del marchio. Parte di questa fedeltà sarebbe legata alla politica commerciale adottata, con il marchio che evita sistematicamente gli sconti aggressivi praticati da molti concorrenti, una scelta che contribuisce a sostenere il valore residuo delle vetture usate e che Adt considera un asset da preservare anche in una fase di mercato più complicata.

Il nodo più delicato resta però quello elettrico. Nei prossimi anni Dacia dovrà rinnovare la gamma a batteria senza perdere il controllo dei costi, a partire dall’erede della Spring. Stando a quanto riferito da Automotive News, potrebbe trovare spazio nella lineup anche un SUV elettrico derivato da una versione adattata del Renault Bridger, piattaforma inizialmente sviluppata per il mercato indiano. Un modello che andrebbe ad intercettare una clientela disposta a spendere leggermente di più, ma senza abbandonare il posizionamento accessibile che resta il principale motore commerciale di Dacia.
