Cupra, ritorno in Europa: non solo una bella storia di “appartenenza”

La Cupra Tavascan cambia rotta: vendite deludenti e dazi doganali spingono il Gruppo Volkswagen a riportare la produzione in Europa.
Cupra Tavascan Cupra Tavascan

I conti non tornano, e quando le ragionerie delle multinazionali iniziano a vedere rosso, la narrazione “green e globale” si scontra violentemente con un dramma tutto reale e poco digitale. La Cupra Tavascan, il SUV elettrico che doveva essere la punta di diamante del brand spagnolo, sta vivendo il suo personale bagno di sangue commerciale.

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Nel 2025, i numeri rivelano circa 36.000 unità vendute, poco più della metà di quell’ambizioso obiettivo di 70.000 fissato dai piani alti. Un flop che scotta, specialmente per un modello che doveva dimostrare la forza del design mediterraneo unito alla spregiudicatezza produttiva asiatica.

Cupra Tavascan
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La strategia di assemblare ad Anhui, in Cina, si è trasformata in una trappola burocratica. Tra dazi antidumping del 20,7% e balzelli doganali, la Tavascan è diventata un peso difficile da sostenere. Cupra ha provato a metterci una pezza con accordi sui prezzi minimi per non spaventare i clienti, ma la verità è che produrre a migliaia di chilometri dal mercato di riferimento, sotto lo schiaffo delle tensioni geopolitiche, non è più un affare.

Arriva la resa (o la riscossa). La prossima generazione del SUV elettrico sarà prodotta in Europa. Una ritirata strategica necessaria per semplificare la logistica e, soprattutto, per smettere di regalare soldi in tasse d’importazione che bruciano i margini di guadagno.

Cupra Tavascan

Ma non è solo una questione di catene di montaggio. Il mercato non perdona e la concorrenza interna al Gruppo Volkswagen è spietata. Mentre la ID.5 si prepara a uscire di scena, lasciando un buco che Cupra spera di “tappare”, si guarda già al futuro con il progetto Tindaya. Parliamo di un SUV medio da 4,72 metri che poggerà sulla piattaforma SSP, l’architettura che promette di curare i cronici ritardi software del gruppo. Nel frattempo, l’attuale Tavascan cercherà di restare a galla integrando l’elettronica CEA sviluppata con XPeng.

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La mossa di tornare nuovamente in Europa non è una scelta romantica, è pura sopravvivenza industriale. Avvicinare la produzione significa avere il controllo su una filiera che oggi è ostaggio della politica internazionale. Nonostante le rassicurazioni sui prezzi stabili nel breve termine, il messaggio è che l’avventura cinese, per come era stata concepita, è fallita sotto il peso della realtà economica. Ora la scommessa si sposta sulle radici europee, sperando che bastino un nuovo telaio e un passaporto continentale per convincere gli automobilisti a staccare l’assegno per Cupra.