Fa sorridere, talvolta, il modo in cui il marketing auto decide di rimescolare il passato per venderci il futuro. Prendete la nuova Mini Victory Edition 2026, prevista per il debutto mondiale a marzo con sbarco in Europa a luglio. Ufficialmente è un tributo ai fasti del 1964 e del 1965, gli anni in cui la “scatola” britannica umiliava i giganti sulle Alpi francesi.
Se scaviamo nel fango del Rally di Monte Carlo, capiamo subito perché Mini ha scelto proprio il ’65 come data simbolo: il 1966 è l’anno dell’infamia, quello in cui i commissari francesi, incapaci di accettare una tripletta britannica sul podio, s’inventarono una squalifica ridicola per un presunto problema ai fari. Una macchia che, a quanto pare, ancora brucia.
La Victory Edition non è un modello isolato, ma un vestito su misura spalmato su tre anime diverse: la Cooper S, la John Cooper Works (JCW) e la John Cooper Works Electric. Ecco come si vuole cercare di infilare l’agilità da go-kart degli anni Sessanta dentro pacchi batteria pesanti e software di gestione.

La versione, per così dire, d’ingresso, la Mini Cooper S, monta il solito 2.0 TwinPower Turbo da 204 CV e 300 Nm. Numeri onesti, che garantiscono uno 0-100 in 6,6 secondi. Per chi ha il piede più pesante c’è pur sempre la JCW termica da 231 CV, ma il vero schiaffo alla tradizione rallystica è la variante elettrica: 258 CV e uno scatto da 5,9 secondi.

L’estetica è un bagno di nostalgia in Chili Red. Troviamo l’iconica striscia bianca che attraversa cofano e tetto, i cerchi in lega da 18 pollici (JCW Lap Spoke per le varianti benzina e Mastery Spoke per l’elettrica) e quel numero “52” sulle portiere che urla vendetta. È il numero di gara con cui Mäkinen ed Easter dominarono sotto una tormenta che mandò fuori strada 200 auto su 237.

All’interno, tra finiture in antracite e loghi “1965” sparsi ovunque, dai battitacco alla chiave personalizzata, l’atmosfera è quella di chi vuole ricordarti a ogni semaforo che stai guidando un pezzo di storia, anche se sotto il sedile hai dei moduli al litio.
Nel 1966 le Mini erano troppo veloci, troppo agili, troppo “inglesi” per il gusto dei funzionari d’oltralpe, che assegnarono la vittoria a tavolino alla Citroën dopo otto ore di controlli maniacali. Perfino Pauli Toivonen, il beneficiario del furto, ebbe il buon gusto di vergognarsi. La Victory Edition 2026 è quindi il riconoscimento tardivo a un’auto che era così efficace da costringere gli avversari a cambiare le regole pur di non perdere.
