Auto elettriche al gelo, i test in Norvegia parlano chiaro

Test NAF in Norvegia a -32°C: le MG dominano con perdite di autonomia del 28-30%, mentre la media crolla al 38%. Il freddo svela chi mente.
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Il freddo è il nemico giurato delle auto elettriche. Quando il termometro scende, l’autonomia delle batterie crolla, e con essa anche le certezze di chi pensava di aver fatto l’affare del secolo. Le batterie agli ioni di litio, infatti, funzionano al meglio tra 15 e 25 gradi Celsius. Sotto zero, il movimento degli ioni rallenta, la resistenza interna aumenta, e l’energia disponibile deve essere spartita tra propulsione e riscaldamento dell’abitacolo. D’inverno le promesse dei costruttori evaporano velocemente.

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Eppure, c’è chi ha dimostrato che si può fare di meglio. Molto meglio. MG, il marchio cinese di proprietà SAIC Motor, ha sbaragliato la concorrenza nell'”El Prix”, il più grande test mondiale sulla resistenza al freddo per veicoli elettrici, condotto da NAF (Associazione Automobilistica Norvegese) e dalla testata Motor nei pressi di Oslo, con temperature comprese tra -8 e -32 gradi.

MG6S model 2025
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I risultati sono impietosi, specie per chi poi consegna auto che in inverno perdono quasi la metà dell’autonomia dichiarata. La MG6S ha conquistato il primo posto con una perdita di appena il 28,87% rispetto al dato WLTP certificato. Dei 485 chilometri promessi, ne ha percorsi 345 prima che la batteria alzasse bandiera bianca. Al terzo posto si è piazzata la MG IM6, con una riduzione del 30% (352 km percorsi su 505 dichiarati).

MG im6 2025

Tra le due MG si è infilata la Hyundai Ioniq 5, con una perdita del 29%. Tutto il resto? La media dei 24 modelli testati ha toccato il 38% di scostamento, con punte fino al 46%. Praticamente, alcuni costruttori vendono auto che d’inverno diventano mezze berline elettriche e mezze slitte.

Secondo MG, il segreto sta nelle batterie sviluppate grazie alla collaborazione tra SAIC Motor e CATL, il principale produttore mondiale di batterie per autoveicoli. Le due aziende condividono una joint venture dal 2017 e uno stabilimento produttivo, un vantaggio competitivo che evidentemente fa la differenza quando il mercato è quello norvegese e il clima non perdona.