L’epitaffio della BMW Serie 1 è bello che scritto. Vent’anni di onorata carriera e picchi da 200.000 unità l’anno non sono bastati a garantire l’immunità in un mercato che ha smesso di ragionare col cuore e ha iniziato a guardare solo l’altezza da terra. La compatta che per tre generazioni ha difeso il vessillo premium bavarese si ritrova in un vicolo cieco, con una data di scadenza fissata, con inquietante precisione, intorno al 2030.
Non è stato un incidente di percorso, ma un’esecuzione chirurgica. La BMW X1, il SUV compatto “di famiglia”, ha eroso quote di mercato alla sorella minore con una spietatezza che non lascia spazio a sentimentalismi. Mentre la Serie 1 restava a guardare, Monaco ha scelto di non sporcarsi le mani con la tecnologia plug-in, lasciando che Audi A3 e Mercedes Classe A banchettassero sull’ibridizzazione. Una scelta coraggiosa? Forse.

D’altronde, la Serie 1 non è sola nel suo calvario. Il segmento compatto premium sta attraversando una crisi strutturale che sa di eutanasia programmata. La Golf ha abdicato in favore della T-Roc, la Peugeot 308 ha dovuto snaturarsi in station wagon elettrica per non finire nel dimenticatoio, e persino Mercedes aveva già preparato la cassa per la Classe A, salvo poi concedere una proroga. La direzione del gregge è chiara: il mercato vuole i crossover, quella terra di mezzo tra berlina e SUV che garantisce margini ai costruttori e tranquillizza i bilanci.

Cosa succede altrove? La Renault Symbioz ha preso il posto della Mégane termica, in Fiat ci si prepara a seppellire la Tipo sotto le forme di un SUV coupé, la Fastback. Il pattern è evidente e BMW osserva questo massacro senza scoprire le carte. La priorità è la Serie 3, già traghettata verso l’elettrico con la i3, e la transizione totale sulla piattaforma Neue Klasse.
Sulla futura Serie 1, o su una ipotetica i1 elettrica, da Monaco arriva solo un silenzio assordante. Aspettano le mosse di Audi e Mercedes, sperando che siano gli altri a certificare il decesso definitivo delle berline compatte. Ma il sospetto è che, quando finalmente mostreranno la mano, quel mazzo non conterrà più nessuna carta vincente.
