Bruxelles apre ai biocarburanti, ma il 3% è una presa in giro

La Commissione invoca solennemente la neutralità tecnologica, ma nei fatti la limita al 3% di contributo dei biocarburanti.
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Al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è consumato l’ennesimo rito collettivo di fronte all’altare della decarbonizzazione europea. Stavolta il Tavolo Automotive si è riunito per commentare l’ultima proposta della Commissione UE, quella che sulla carta supera il bando totale ai motori endotermici dal 2035 e apre, finalmente, diranno alcuni, ai biocarburanti. Peccato che l’apertura sia più una fessura che una porta.

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Gianni Murano, presidente di UNEM, ha scelto la diplomazia per sottolineare l’ennesima contraddizione burocratica. “Positiva l’apertura”, ha esordito, salvo poi smontare pezzo per pezzo la proposta comunitaria. La Commissione invoca solennemente la neutralità tecnologica, ma nei fatti la limita al 3% di contributo dei biocarburanti. Dunque, si dà il permesso di esistere, ma solo se si promette di non disturbare.

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I numeri parlano chiaro, e sono impietosi. Con target di emissioni medie fissati a 11,5 gCO₂/km per le auto e 17,8 gCO₂/km per i van, il margine concesso ai biocarburanti si riduce rispettivamente a 3,7 e 5,3 gCO₂/km. Tradotto in immatricolazioni, in un mercato europeo stimato di 10 milioni di veicoli al 2035, i veicoli con motore a combustione interna scenderebbero a circa 360.000 unità annue. In Italia, appena 54.000. Numeri che rendono irrealistica qualsiasi prospettiva di mantenere in vita linee produttive, componentistica e, soprattutto, posti di lavoro.

UNEM ha messo sul tavolo anche proposte concrete: riconoscimento immediato dei biocarburanti conformi alla RED come “zero-rated”, una nuova categoria di veicoli alimentati esclusivamente con Carbon Neutral Fuels, anticipo al 2027 dell’utilizzo dei crediti da carburanti rinnovabili, revisione delle regole sui veicoli aziendali basate su target di elettrificazione giudicati “irrealistici”.

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Murano ha chiuso con un appello al Governo affinché la normativa europea superi “approcci ideologici”. Insomma, basta con le politiche che suonano bene nei comunicati stampa ma crollano davanti ai fatti. Perché la decarbonizzazione senza industria, senza lavoro e senza una filiera produttiva non è transizione. È solo un manifesto elettorale.