Aston Martin, il crollo del 99% che nessuno avrebbe immaginato

Aston Martin vale oggi 408 milioni contro i 5 miliardi del 2018. Debiti record, F1 disastrosa e un futuro garantito solo fino al 2028. Il collasso di un’icona.
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Dalla fabbrica di Gaydon, dove da oltre un secolo escono auto che fanno battere il cuore, arrivano notizie su Aston Martin che fanno battere sul tavolo il portafoglio degli investitori, in caduta libera.

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Aston Martin si è quotata in borsa nell’ottobre 2018 con una valutazione di circa 5 miliardi di euro. Oggi la capitalizzazione di mercato è scesa a circa 408 milioni. Un collasso del 99% che non ha precedenti tra i grandi marchi del lusso automobilistico.

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Il brand nato nel 1913 come Bamford & Martin, concessionaria prima, costruttore di sogni poi, ha cambiato nome in Aston Martin Ltd nel 1926 e da allora ha scritto pagine memorabili della storia dell’auto.

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Aston Martin ha anche collezionato crisi finanziarie con una certa sistematicità. L’arrivo nel 2020 del magnate canadese Lawrence Stroll, padre del pilota F1 Lance, sembrava il colpo di reni definitivo. Utili operativi in crescita, nuovi investitori di peso, il fondo sovrano saudita PIF, il gruppo cinese Geely, persino Mercedes con una quota azionaria e la fornitura di motori. Eppure il debito netto ha raggiunto 1,54 miliardi di sterline, circa 1,84 miliardi di euro.

Il problema non è solo la gestione finanziaria. Nel tentativo di competere con i grandi del lusso su più fronti, Aston Martin ha allargato la gamma fino a un SUV, il DBX, con un listino che parte da circa 274.500 euro. Mossa che ha disorientato i puristi senza conquistare abbastanza nuovi clienti. Arriva così l’esclusione dal FTSE 250, l’indice londinese da cui non si vuole essere tagliati fuori, e azioni che dall’inizio del 2026 hanno perso un ulteriore 45%.

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Nel frattempo, la scuderia di Formula 1 brucia risorse senza raccogliere risultati. La galleria del vento di nuova generazione e l’ingaggio di Adrian Newey, sottratto alla Red Bull Racing a peso d’oro, avrebbero dovuto trasformare l’AMR26 in una monoposto competitiva. Si è rivelata invece una delle più lente in griglia, con Fernando Alonso e Lance Stroll a raccogliere le briciole (e neanche).

Per tenere in piedi la baracca, Aston Martin ha appena raccolto 635 milioni di euro tramite emissione obbligazionaria. Gli analisti stimano che la liquidità sia sufficiente a coprire le operazioni fino al 2028. Dopodiché, dipende tutto da quanto riusciranno a vendere e a che prezzo.

Nella prima metà del 2026, il lordo ha toccato circa 248 milioni di euro, un +68% che suona bene finché non lo si affianca al debito. I conti non tornano, e le auto da sogno, da sole, non bastano a tenerli in equilibrio.

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