Nessun annuncio ufficiale su questa pratica dell’azienda californiana. La Gigafactory di Berlino di Tesla ha semplicemente continuato a produrre Model Y, e ogni Model Y uscita dalla catena di montaggio ha trovato da sola il proprio posto nel parcheggio dello stabilimento. Il contatore finale recita 93.000 miglia, circa 150.000 chilometri, percorse interamente in modalità FSD, Full Self-Driving, in un Paese dove la FSD non è ancora omologata per l’uso su strade pubbliche (appunto).
Il punto non è la scappatoia normativa, che di scappatoia non si tratta. L’area della fabbrica è proprietà privata, circuito chiuso, nessuna strada pubblica coinvolta. Il percorso è fisso, le condizioni ambientali sono stabili, i pedoni scarsi. Dal punto di vista tecnico e legale, Tesla non ha violato nulla.

Il punto è un altro. Mentre i consumatori tedeschi aspettano che le autorità europee si pronuncino sull’omologazione della guida autonoma, Tesla ha già accumulato un dataset operativo reale, non simulato, all’interno di uno dei suoi stabilimenti di produzione più rilevanti. Ogni veicolo che lascia la linea finale attiva automaticamente il sistema FSD, percorre i viali interni dello stabilimento e raggiunge l’area di stoccaggio temporaneo senza che nessun operaio salga a bordo.
Il risparmio è concreto. Meno ore di movimentazione manuale, logistica interna ottimizzata. Per uno stabilimento ad alta capacità come Berlino, anche margini apparentemente piccoli si traducono in vantaggi operativi misurabili.

Un operaio della linea di assemblaggio ha illustrato il processo in un video diffuso dalla divisione produzione di Tesla: in piedi accanto a una Model Y nera ancora avvolta nella pellicola protettiva, ha spiegato con toni quasi routinari qualcosa che routinario, in realtà, non è ancora per nessun altro costruttore al mondo.
Tesla non ha aspettato l’omologazione per far guidare le sue auto da sole. Ha semplicemente scelto un posto dove nessuno potesse dirle di no. E intanto ha macinato chilometri.
