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Fiat Chrysler Renault, Calenda a Elkann: “Lo devi all’Italia”

Il leader di Siamo Europei lancia un appello al presidente FCA

Fiat Chrysler e Renault

La Francia si conferma essere un Paese europeista solo quando gli fa comodo. Come ho sempre ripetuto, la credibilità di Emmanuel Macron come paladino dell’Europa unita è pari a zero”. Più che una frecciata, un siluro. Carlo Calenda, ex ministro dello Sviluppo Economico, attacca ferocemente il governo francese, “reo” di essersi immischiato nella fusione tra Fiat Chrysler e Renault. E invita il presidente FCA, John Elkann, a presentarsi dal premier Giuseppe Conte per informarlo sulle strategie industriali del gruppo che “dall’Italia ha ottenuto importanti contributi in termini di cassa integrazione”.

Fiat Chrysler e Renault: le prime parole a caldo della classe politica italiano

Non la vede allo stesso modo Luigi Di Maio: “Questa vicenda – commenta il vicepremier a “Radio Anch’io” su Radio Raiuno – dimostra che quando la politica cerca di intervenire nelle vicende economiche non sempre fa bene. Se la Fca ha ritirato la proposta evidentemente non ha visto una convenienza”.

Il deputato del Partito Democratico Ettore Rosato muove una critica al potere esecutivo: “In questa operazione così delicata osservo il silenzio assordante del governo italiano. Ancora una volta emerge l’assenza di una politica industriale, di una visione del Paese, di una guida. Di Maio parla solo adesso quando invece sarebbe stato più utile intervenire subito, magari in un senso o nell’altro considerato che idee chiare ne hanno poche. Ma vedere l’Italia indifferente di fronte a questa iniziativa è veramente imbarazzante”.

Dello stesso avviso Nicola Fratoianni: “Parafrasando Cronin, ‘e il governo italiano sta a guardare’. Purtroppo di stelle non se ne vedono, mentre le multinazionali presenti in Italia fanno a gara a scappare dal nostro Paese facendo pagare come al solito i lavoratori. Ora il pasticciaccio dell’accordo mancato Fca-Renault, con il peso decisivo del governo francese”.

Il leader di Sinistra Italia aggiunge: “Governo italiano non pervenuto ma si sa, i ministri sono impegnati a farsi la guerra fra loro, e quando questo non accade è perché stanno facendo la guerra alle Ong, preparano dossier contro i magistrati o si fanno i selfie. Mentre l’Italia affonda.

Opinioni contrastanti

“Un fatto negativo, che blocca la nascita di una realtà in grado di competere ad armi pari con i giganti mondiali dell’auto – aggiunge il senatore del Antonio Misiani – in gioco c’è il destino del cuore produttivo dell’economia italiana e di milioni di lavoratori con le loro famiglie”.

Secondo invece il deputato dem Franco Boccia la mancata fusione tra Fiat Chrysler e Renault si tratta di una grande grande occasione persa per il governo francese e per l’Europa intera. Se Macron, facendo saltare la trattativa, pensa di salvare qualche sito industriale francese riscoprendosi sovranista potrà forse essere rieletto nel breve termine ma farà un danno a quegli stessi siti, a Renault, alla Francia e alla stessa Europa. I vertici di Fca si sono dimostrati lungimiranti”.

Si schiera pubblicamente contro la Francia anche Forza Italia. I francesi afferma il portavoce Osvaldo Napoli – pensavano con il 10 per cento di avere il controllo dell’operazione anche dal punto di vista industriale e ritenevano di dettare le linee industriali. E questo non poteva essere accettato da Fca. Fra qualche mese si renderanno conto di essere fuori strada”.

La vede allo stesso modo il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Le condizioni che lo Stato francese ha posto sull’accordo Fca-Renault, cioè la sede legale in Francia e la presenza dello Stato francese nel consiglio di amministrazione, erano evidentemente irricevibili.

Roberto Calenda boccia il governo gialloverde

“Dopodiché – evidenzia Calenda – c’è un altro tema: non si è mai visto nella storia del nostro Paese che mentre si prepara una fusione di questa dimensione della più importante industria privata italiana con una industria francese, il governo Conte non batta un colpo. Non convochi i manager e la proprietà della società, non approfondisca il dossier. Semplicemente, il governo se ne frega impegnato come è in cose stupide, nelle litigate da asilo tra Luigi Di Maio e Matteo Salvini”.
“È la prova – afferma – che per questo governo non vengono prima l’Italia e gli italiani, come sbandierano con i loro slogan, ma viene prima il teatrino politico”

“Ciò detto – dichiara il leader di Siamo europei – è importante che Elkann, che è andato dal ministro dell’Economia francese Bruno Le Maire, vada anche dal premier italiano a spiegare quali sono le strategie di Fca perché si tratta di una azienda privata che ha investito in Italia e che nello stesso tempo ha beneficiato di uno straordinario supporto della cassa integrazione. Quindi non può far finta che l’Italia non ci sia: per rispetto della storia della Fiat e della sua famiglia, Elkann faccia un passo avanti e dica con grande chiarezza cosa vuol fare il suo gruppo industriale. Se non è il premier a convocarlo, mi aspetterei che sia lui a fare un passo e si presenti a Palazzo Chigi”.

 

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