Duemila chilometri su una 2CV del 1977, autostrade incluse. Chi l’ha fatto confessa di averlo scelto lui, anche se l’idea veniva da lontano, molto lontano. Agustín Martínez racconta la sua testimonianza su Motor.es, un viaggio verso il Salone di Parigi, accettato senza pensarci troppo.
Appassionato di auto d’epoca lo è, ma una cosa è ammirarle da lontano, un’altra è farne l’unico mezzo per attraversare un bel pezzo d’Europa. Il regalo, o la condanna, era un esemplare del 1977 appena restaurato, ancora fresco di rodaggio.
La 2CV6 C di Alber Callejo, collega e promotore del progetto che viaggia con lui, monta un bicilindrico boxer da 602 cc e 29 CV. La “C” sta per Comfort, sedili più morbidi e un isolamento extra su portiere e telai.
In città, la sorpresa è piacevole. Il cambio sul cruscotto richiede qualche graffio in prima, che non è sincronizzata, e una certa fantasia, dato che senza contagiri ogni cambiata è una scommessa, con il salto più largo tra terza e quarta. Il freno, senza servofreno, va anticipato con largo anticipo. Lo sterzo è un capitolo a parte: pesante da fermo, poi sempre più pronto mentre l’auto rolla, perché sospensioni morbide e variazione di camber lavorano a suo favore.
Poi c’è l’effetto simpatia della 2CV, che nessuna auto moderna sa replicare. Saluti, sorrisi, foto ai parcheggi. Tutti, o quasi, ti trattano con la pazienza che si riserva a un venerabile vecchietto.
Il conto arriva in autostrada. Si viaggia tra 90 e 100 all’ora, le salite obbligano a giocare con le marce per non scendere sotto i 70. Intorno ci sono i camion, che salutano con la mano mentre ti passano. Si parla urlando, e a motore spento resta il ronzio nelle orecchie. Riscaldamento e ventilazione, poi, funzionano a modo loro: freddo dall’alto, calore del cambio e dello scarico dal pavimento.
Il verdetto di Martinez è onesto: lo rifarebbe, ma non così. Al ritorno, con più tempo, le strade di campagna francesi hanno cambiato tutto. Soste nei villaggi, paesaggi, risate. Viene allora da pensare, se la 2CV ti regala il sorriso a 80 all’ora su una strada storta, perché le moderne non ci riescono a 130?


