Sono serviti ben 18,7 milioni di dollari per la Ferrari F50 venduta recentemente all’asta a Las Vegas. Due anni fa ne bastavano “solo” 5,5. Chi ha comprato allora ha fatto un affare, chi ha comprato a Las Vegas ha fatto un’altra cosa.
L’esemplare in questione è un telaio europeo rimasto nel Regno Unito, con circa 170 km sul contachilometri, praticamente una F50 che non ha mai incontrato una strada vera. Eppure racconta bene ciò che il mercato cerca adesso. V12 aspirato di derivazione Formula 1, cambio manuale, zero aiuti elettronici, 349 esemplari in tutto.
Sulla stessa pedana, una Ferrari Daytona SP3 bespoke con 130 km ha chiuso a 18,5 milioni. Una macchina che ha meno di due anni di vita. Per diventare un classico, ormai, non servono più decenni, quindi, basta un numero di serie basso e un cliente con il portafoglio giusto.
A Londra il verdetto è stato più sobrio. Una seconda Daytona SP3, esemplare di sviluppo e stampa della fabbrica con circa 4.800 km, è stata aggiudicata per 11 milioni, 7,5 in meno dell’americana. Quei chilometri percorsi pesano come un’ammaccatura sul paraurti: il mercato punisce il chilometraggio e premia l’originalità intatta, la storia vissuta vale meno della storia evitata.
Il resto del catalogo conferma la tendenza. Una LaFerrari a 8,8 milioni, una Enzo con 27.000 km e motore sostituito a 6,55, una 599 SA Aperta a 4,3, una F40 elaborata in stile LM a 3,5, due 458 Speciale tailor-made tra 1 e 2,5 milioni. La 250 GT Lusso, icona degli anni Sessanta? Un milione e tre. Una cifra da capogiro per chiunque, ma qui è quasi un ripiego, le sportive analogiche dagli anni Novanta in poi attirano più attenzione del pedigree storico.
Una volta le auto diventavano leggenda dopo decenni di corse, vittorie e polvere. Oggi le case le fabbricano già leggenda, in tirature ultra-limitate, scarsità confezionata in fabbrica. A comprarle sono pochissimi acquirenti ricchissimi, dentro quella che gli economisti chiamano economia a forma di K, dove chi sta sopra sale e il resto guarda. A Las Vegas, Ferrari F50 e SP3 da sole hanno portato oltre 37 dei 93 milioni complessivi, il 40% dell’incasso dell’asta, in due lotti.
Il copione ricorda da vicino la bolla dell’intelligenza artificiale: aspettative sul valore futuro, paura di restare fuori dalla festa, prezzi che si alimentano da soli. Ed ecco la beffa. Si spendono cifre astronomiche per quelle che vengono considerate le migliori auto da guida mai costruite, a patto di non guidarle mai, perché ogni chilometro è un assegno strappato.



