Il futuro di Stellantis Melfi preoccupa Carlo Calenda, che da Potenza torna ad attaccare la gestione della crisi automobilistica italiana. Il leader di Azione ha incontrato i rappresentanti regionali di Cgil, Cisl e Uil, concentrando il confronto sulle prospettive della fabbrica lucana e sulle conseguenze economiche di una produzione ancora lontana dai livelli del passato.
Stellantis Melfi, Calenda contesta i ritmi produttivi e chiede interventi
Era accompagnato da Marcello Pittella, presidente del Consiglio regionale e rappresentante in Basilicata del partito Azione. Al tavolo erano presenti anche Fernando Mega (CGIL), Vincenzo Cavallo (CISL) e Vincenzo Tortorelli (UIL). La discussione si è concentrata sul settore automobilistico, un comparto chiave da cui dipendono le prospettive industriali della Basilicata.
Calenda ha descritto una situazione particolarmente complessa, tracciando un confronto con gli anni della gestione di Sergio Marchionne. Secondo le sue stime, lo stabilimento di Melfi opera attualmente a un quarto o un quinto dei livelli produttivi di allora. Il leader di Azione ha inoltre sottolineato come l’impianto dipenda quasi esclusivamente da un unico modello di successo a marchio Jeep, definendo invece “nel buio più totale” le prospettive per gli altri segmenti.
Da questa lettura nasce l’allarme sul futuro delle fabbriche italiane del gruppo. «Così chiuderanno gli stabilimenti», ha dichiarato Calenda, prospettando un ridimensionamento graduale, che potrebbe avvenire anche senza licenziamenti di massa. Una previsione con cui il senatore ha voluto sottolineare il rischio di un progressivo indebolimento della presenza produttiva di Stellantis in Italia.
Sono state mosse critiche a entrambi gli schieramenti politici. Calenda ha descritto la situazione come fuori controllo, denunciando la scarsa attenzione sia da parte della destra che della sinistra. Ha inoltre sottolineato di occuparsi del dossier Stellantis da quattro anni, ribadendo la propria insoddisfazione per le risposte fornite finora alla crisi del settore automobilistico e alle difficoltà incontrate dalle regioni coinvolte.
Accanto alle contestazioni, il leader di Azione ha avanzato una proposta sul costo dell’energia: una norma di gas release dedicata alla Basilicata. L’idea è riservare una quota delle risorse energetiche a condizioni favorevoli per sostenere gli investimenti industriali nella regione, che contribuisce all’estrazione nazionale di gas e petrolio.
Il ragionamento di Calenda lascia spazio anche a una riconsiderazione degli investimenti nella raffinazione del petrolio. La sua proposta in campo energetico riguarda dunque il tessuto industriale della Basilicata nel suo complesso; un contesto in cui la crisi del settore automobilistico rimane una questione centrale.
Infine, si è rivolto al presidente della Regione, Vito Bardi, e alla maggioranza di governo, sostenuta anche dal partito Azione, sollecitando un’azione decisionale più rapida ed efficace, a fronte delle difficoltà economiche e delle tensioni sociali che attualmente interessano la Basilicata.


