Amedeo Felisa ha guidato Ferrari dal 2008 al 2016. Prima ancora, però, aveva firmato l’intero progetto 360. La sua Modena è andata recentemente all’asta, senza prezzo di riserva, con una lotta che (a vedere la cronologia delle offerte) è stata senza esclusioni di colpi per settimane.
Il tempo, intanto, non perdona nessuno. Con il vecchio criterio dei 25 anni la 360 sarebbe già un’auto d’epoca da un pezzo, e l’idea fa un certo effetto. Nata nel 2000 dalla stirpe delle 328, 348 e F355, la “Ferrari entry-level” con il V8 alle spalle dei sedili è una figlia orgogliosa della fine degli anni Novanta: curve morbide ovunque, nessuno spigolo a rovinare la festa. Le linee portano la firma di Pininfarina e, a distanza di anni, molti le considerano ancora splendide.
L’esemplare in vendita esce da Maranello nel 2004, in Grigio Alloy, e ha percorso appena 12.785 chilometri. Praticamente una Ferrari che ha vissuto più in garage che in strada, il che per una Modena non è necessariamente un dispiacere per chi la compra. Sotto il cofano lavora il V8 da 3.6 litri da 400 CV, che scarica la potenza sulle ruote posteriori attraverso il cambio F1.
Eccoci al punto dolente. Il cambio robotizzato sequenziale non è mai stato il pezzo più amato della 360. Gli si rimprovera un innesto talvolta brusco e una fama di affidabilità che non gli ha certo garantito un posto nella storia. Chi sogna la Modena spesso sogna il manuale con la sua griglia metallica.
La documentazione degli interventi di manutenzione, in compenso, è completa. Non è poco, quando si parla di una Ferrari di questa età. La storia, questa sì, è irripetibile: un’auto appartenuta all’uomo che l’ha sviluppata e poi ha diretto l’azienda che la costruisce.
L’asta si è svolta su Catawiki arrivando a una cifra di 128.000 euro, offerti da un acquirente (presumibilmente) italiano. Una Ferrari con questo pedigree difficilmente non poteva certo restare una questione di spiccioli.
Dopo la 360 sono arrivate la F430, poi 458, 488, F8 e 296, quest’ultima con V6 e propulsione ibrida plug-in. Una bella evoluzione tecnica, certo. Chissà quando rivedremo quella carrozzeria arrotondata di inizio millennio.



