C’è una domanda che, arrivati a settembre 2026, diventa difficile evitare: quando si vedranno davvero gli effetti del rilancio di Stellantis in Italia? Perché gli annunci non sono mancati, i nuovi modelli nemmeno e qualche segnale di ripresa finalmente c’è. Poi però basta guardare quello che succede nelle fabbriche per accorgersi che la situazione resta molto più complicata di quanto raccontino i programmi per i prossimi anni.
Stellantis, Mirafiori torna in cassa integrazione e l’Italia aspetta ancora il vero rilancio
La notizia arrivata oggi da Mirafiori pesa parecchio. Stellantis ha comunicato due settimane di cassa integrazione, dal 19 al 30 ottobre, per 1.074 lavoratori delle Carrozzerie: 934 operai e 140 impiegati. Lo stop riguarderà la linea sulla quale vengono prodotte Fiat 500 elettrica e 500 Hybrid. E arriva appena otto mesi dopo la fine della precedente cassa integrazione, in un periodo nel quale non sono comunque mancati fermi produttivi e un allungamento delle ferie estive.
Ed è proprio questo che lascia perplessi. La 500 Hybrid doveva essere una delle risposte alla crisi di Mirafiori e, numeri alla mano, una risposta almeno in parte lo è stata. Nei primi sei mesi del 2026 lo stabilimento torinese ha prodotto 36.048 vetture, contro le 15.315 dello stesso periodo del 2025. Un aumento del 135,4 per cento che aveva finalmente riportato un po’ di ossigeno.
Adesso, però, si torna a parlare di cassa integrazione. La Fiom sostiene che il problema non sia più soltanto la disponibilità dei componenti, ma anche la domanda dei modelli prodotti a Torino, e chiede da tempo l’assegnazione di una seconda vettura ad alti volumi. Fim e Uilm, pur con toni differenti, insistono sullo stesso punto: far dipendere Mirafiori quasi esclusivamente dalla famiglia 500 rende lo stabilimento troppo vulnerabile.
Il problema è che Torino non è l’unico punto interrogativo. A settembre Melfi lavora su un solo turno, con una produzione programmata di 295 vetture al giorno, nonostante l’arrivo di nuovi modelli e una produzione che nel primo semestre era cresciuta dell’88,4 per cento. Cassino, invece, continua a rappresentare il caso più difficile: nei primi sei mesi dell’anno ha perso il 36,2 per cento dei volumi, fermandosi a circa 6.700 vetture.
È vero che Stellantis nel complesso sta producendo più dello scorso anno. Tra gennaio e giugno dagli stabilimenti italiani sono usciti 252.223 veicoli, il 13,7 per cento in più rispetto al 2025. Ma il confronto parte da un anno particolarmente negativo e la previsione della Fim Cisl per l’intero 2026 resta poco sopra quota 500 mila unità.
Nel frattempo Stellantis dimostra di sapersi muovere velocemente quando vuole. Leapmotor ha superato i 1.000 concessionari europei, nuovi progetti internazionali avanzano e il gruppo continua a parlare di investimenti e nuovi prodotti.
Ed è proprio qui che nasce il dubbio: possibile che per vedere fabbriche italiane nuovamente piene, turni stabili e volumi davvero importanti serva sempre aspettare il prossimo modello, il prossimo piano o il prossimo anno? Mirafiori che torna in cassa integrazione proprio mentre avrebbe dovuto consolidare la ripartenza è un segnale che merita più di qualche riflessione.



