La crisi dello stabilimento Stellantis di Cassino è finita al centro della puntata di PresaDiretta andata in onda ieri su Rai 3. Nel servizio “Cassino senza Stellantis”, inserito nella puntata dedicata al confronto tra Italia e Spagna, la trasmissione ha raccontato cosa sta succedendo dentro e fuori dalla fabbrica laziale, mostrando gli effetti del calo produttivo sui lavoratori e sull’intero territorio.
Stellantis Cassino al centro del reportage di PresaDiretta
Uno dei numeri messi maggiormente in evidenza riguarda gli occupati. Secondo quanto riportato dalla trasmissione, nello stabilimento sarebbero rimasti circa 1.738 lavoratori, contro i circa 4.000 presenti alcuni anni fa. Oggi la fabbrica lavora inoltre con un solo turno e il ricorso alla cassa integrazione continua a pesare sulle giornate effettivamente lavorate e sugli stipendi.
PresaDiretta ha raccolto le testimonianze di alcuni dipendenti, raccontando una situazione nella quale in determinati periodi si lavora soltanto pochi giorni al mese. Una realtà molto diversa da quella vissuta negli anni in cui Cassino produceva volumi ben più elevati e rappresentava uno dei punti di riferimento dell’industria automobilistica italiana.
Il servizio non si è fermato ai cancelli dello stabilimento. Una parte importante è stata dedicata infatti all’indotto, con il caso della MA di Ceprano e le difficoltà affrontate dalle aziende che dipendono direttamente dalla produzione Stellantis.
Quando diminuiscono le auto costruite, il problema finisce inevitabilmente per allargarsi. Meno lavoro per i fornitori significa meno occupazione, ma anche meno soldi che circolano nei negozi, negli alberghi, nei ristoranti e nelle altre attività della zona. È proprio questo uno degli aspetti che PresaDiretta ha cercato di raccontare, mostrando come la crisi dell’automotive possa trasformarsi rapidamente in un problema per un’intera area.
La trasmissione ha poi messo Cassino a confronto con quanto sta accadendo in Spagna, dove il settore automobilistico continua ad attirare nuovi investimenti. Tra gli esempi citati c’è anche la futura gigafactory Stellantis in Aragona.
Il contrasto mostrato dal programma è stato netto: da una parte uno stabilimento italiano che negli ultimi anni ha perso volumi e occupazione, dall’altra un Paese che continua ad attirare progetti legati all’auto elettrica e alle batterie. Per Cassino resta adesso centrale il tema dei prossimi modelli destinati allo stabilimento e della velocità con cui potranno tradursi in un vero aumento della produzione.


