La concorrenza con i costruttori cinesi può anche essere positiva, ma soltanto se tutti giocano con le stesse regole. È questo il messaggio lanciato da Emanuele Cappellano, Chief Operating Officer di Stellantis per l’area europea allargata, intervenuto all’IAA Transportation 2026 di Hannover.
Il punto sollevato dal manager riguarda soprattutto il modo in cui, nei prossimi anni, verrà definito il concetto di “Made in Europe”. Per Stellantis non dovrebbe essere sufficiente assemblare un’auto all’interno dell’Unione Europea se la maggior parte dei componenti, del valore aggiunto e delle lavorazioni arriva in realtà da fuori.
Stellantis chiede regole più chiare per il “Made in Europe”
Cappellano ha fatto un esempio molto concreto. Un costruttore potrebbe produrre quasi tutta un’auto in Cina, dividerla in grandi componenti, trasportarla in Europa e completare qui soltanto l’assemblaggio finale. Formalmente il veicolo uscirebbe da uno stabilimento europeo, ma il contributo industriale locale sarebbe molto limitato.
Ed è proprio qui che, secondo Stellantis, Bruxelles dovrebbe intervenire. Una vera produzione automobilistica significa infatti stampaggio, saldatura, verniciatura, fornitori locali, centri di ricerca e sviluppo e migliaia di lavoratori specializzati. Assemblare kit già pronti garantisce invece un valore economico molto più basso per il territorio.
La questione diventa ancora più importante alla luce dell’Industrial Accelerator Act presentato dalla Commissione europea nel marzo 2026. La proposta introduce criteri legati all’origine europea dei prodotti che beneficiano di aiuti pubblici o partecipano ad appalti, coinvolgendo anche auto elettriche e componenti strategici.
Il tema non è soltanto teorico. Chery sta ampliando le proprie attività a Barcellona insieme a Ebro, mentre SAIC, proprietaria di MG, sta preparando un impianto in Spagna. E le stesse regole, inevitabilmente, dovrebbero riguardare anche Leapmotor, partner cinese di Stellantis, i cui modelli saranno prodotti negli stabilimenti del gruppo in Europa.
Da Hannover è arrivata anche un’altra richiesta. Stellantis vorrebbe più tempo per centrare gli obiettivi sulle emissioni dei veicoli commerciali. Secondo Cappellano, il gruppo ha ridotto i prezzi dei furgoni elettrici per avvicinarli alle versioni termiche, ma mantenere questa politica a lungo non sarebbe sostenibile.
Da qui la proposta di estendere da tre a cinque anni il periodo utilizzato per calcolare il rispetto degli obiettivi sulle emissioni. Per Stellantis sarebbe un modo per accompagnare la transizione senza forzare un mercato che, soprattutto sui veicoli da lavoro, continua ancora oggi a preferire in larga parte i motori tradizionali.

