A pochi giorni dal Gran Premio d’Italia di F1 2026, che si disputerà nella giornata di domenica 6 settembre a Monza, l’autodromo brianzolo ha ospitato una cerimonia commemorativa in onore di Lodovico Scarfiotti. Fu lui l’ultimo pilota italiano vittorioso nel Tempio della Velocità, quando le lancette del tempo segnavano l’anno 1966.
Ad aggiungere note di splendore a quel successo, il fatto che sia stato conseguito al volante di una Ferrari. Non poteva esserci abbinamento migliore. Possiamo parlare di un trionfo da antologia, nel segno del tricolore. A 60 anni da quella affermazione, l’Autodromo Nazionale di Monza ne ha voluto celebrare il ricordo, insieme alla famiglia di Lodovico Scarfiotti.
La cerimonia si è svolta nel cuore dell’impianto: la sala di controllo del Direttore di Gara. Qui, per l’occasione, è stata svelata una targa dedicata al pilota piemontese. Altre due targhe sono state consegnate al figlio Luigi Scarfiotti, accompagnato dalla moglie Carlotta e dal nipote di Lodovico, che porta lo stesso nome del nonno. La presenza della famiglia ha creato un ideale collegamento tra la vittoria di Monza del 1966 e le generazioni che ne hanno conservato il ricordo.
Alla cerimonia commemorativa hanno preso parte Piergiorgio Re (Vice Presidente Vicario dell’ACI), Pietro Meda (Presidente di Automobile Club Milano), Giuseppe Redaelli (Presidente di Autodromo Nazionale Monza) ed Enrico Ruffini (Presidente di Automobile Club Macerata).
Quest’ultimo in rappresentanza delle Marche, regione dove Lodovico Scarfiotti visse per tanto tempo (in particolare a Potenza Picena e Porto Recanati) e alla quale era legato profondamente, anche in virtù delle attività imprenditoriali di famiglia, che vi avevano sede.
L’appuntamento in suo ricordo celebrato nel Tempio Italiano della Velocità onora la memoria di questo straordinario personaggio ed è una prova di quanto il mondo del motorsport sappia ricordare i suoi interpreti più nobili.
Di famiglia importante, Lodovico Scarfiotti seppe guadagnare notorietà mondiale per le sue imprese automobilistiche. Nato a Torino il 18 ottobre 1933, disputò nel 1952 la sua prima gara, quando era poco più che maggiorenne. Lo fece al volante di una Fiat Topolino, sul “Circuito del Piceno”, sempre nelle Marche.
Negli anni a seguire corse tanto in F1 quanto coi Prototipi. In entrambe le categorie entrò in scena, per più stagioni, con automobili Ferrari. Nelle gare con le Sport seppe mettersi meglio in luce, ma anche nel Circus si prese le sue soddisfazioni, come il già citato successo al Gran Premio d’Italia del 1966, a Monza.
Quel sigillo fu l’ultimo conseguito da un pilota italiano sul circuito brianzolo. Fu anche l’unico suo successo nel mondo dei Gran Premi, in 10 sfide disputate in quella categoria dell’automobilismo sportivo. Purtroppo un incidente durante le prove della gara in salita di Rossfeld lo sottrasse prematuramente alla vita, al volante di una Porsche 909 “Bergspyder”.
Fonte | Automobile Club d’Italia
