Antonio Filosa mette sul tavolo una Stellantis molto diversa da quella immaginata soltanto pochi anni fa. Intervenendo alla REF 2026 del Medef, organizzata il 26 agosto al Roland-Garros, il CEO del gruppo ha parlato apertamente degli errori commessi, della concorrenza cinese, del futuro dell’industria europea e soprattutto della necessità di adattare i prodotti a quello che realmente chiedono i clienti. Filosa non ha nascosto che la precedente strategia, costruita attorno a una crescita molto rapida dell’elettrico e a una forte espansione internazionale, fosse basata su previsioni troppo ottimistiche.
Antonio Filosa ridisegna Stellantis: meno rigidità e più attenzione al mercato
Il messaggio probabilmente più importante riguarda proprio il cambio di passo. Stellantis ha attraversato una profonda revisione della propria strategia, accompagnata anche da svalutazioni importanti, ma secondo Filosa il gruppo avrebbe ormai superato la fase più difficile e sarebbe entrato in un percorso di ripresa. Durante il suo intervento ha citato il miglioramento dei risultati del primo semestre 2026, parlando di fatturato in crescita del 10%, 1,5 miliardi di euro di redditività e 2,1 miliardi di flusso di cassa libero.
Per il numero uno di Stellantis il settore automobilistico sta cambiando contemporaneamente su più fronti. Ci sono mercati sempre meno globali e sempre più regionali, l’elettrificazione procede a velocità molto diverse da un Paese all’altro, i costruttori cinesi stanno diventando sempre più forti fuori dal loro mercato domestico e la pressione sui prezzi continua ad aumentare. A tutto questo si aggiunge l’arrivo di nuove tecnologie, a cominciare dall’intelligenza artificiale.
Proprio le differenze tra i vari mercati hanno convinto Antonio Filosa che non possa più esistere una ricetta valida per tutti. L’esempio più evidente arriva dagli Stati Uniti. Stellantis aveva immaginato che l’elettrico potesse raggiungere una quota pari o superiore al 50%, mentre la penetrazione si è fermata intorno al 6%. Per questo il gruppo ha deciso di tornare con maggiore decisione a una strategia multi-energia, offrendo elettrico, ibrido e motori a combustione in base alla domanda reale.
C’è poi il grande tema della Cina. Filosa non crede che l’Europa possa semplicemente alzare un muro e far finta che i produttori cinesi non esistano. A suo giudizio sono già parte dell’industria europea, con oltre 1,5 milioni di unità di capacità produttiva installata nel continente. Da qui la scelta di Stellantis di collaborare con alcuni di questi gruppi invece di considerarli soltanto concorrenti.
Il caso più interessante riguarda la Francia. Stellantis vorrebbe utilizzare parte della capacità oggi inutilizzata nello stabilimento di Rennes mettendola a disposizione di un partner cinese. L’obiettivo dichiarato è evitare di chiudere fabbriche che, con il calo dei volumi europei, rischierebbero altrimenti di trovarsi con troppo spazio produttivo rispetto alle necessità. Filosa ha insistito sul fatto che queste partnership non significherebbero rinunciare alle tecnologie Stellantis: il gruppo continuerà a sviluppare piattaforme proprie e la nuova architettura elettronica centralizzata Stellabrain.
Su un punto, però, il CEO chiede un intervento più deciso dell’Europa. Stellantis produce nel continente l’86% delle automobili che vende sul mercato europeo e Filosa vorrebbe che Bruxelles valorizzasse maggiormente questa presenza industriale attraverso il concetto di “Made in Europe”. In sostanza, chi produce realmente in Europa dovrebbe competere con regole paragonabili a quelle applicate a chi importa le proprie vetture dall’esterno.
Filosa chiede inoltre maggiore flessibilità sugli obiettivi di CO2, soprattutto nel settore dei veicoli commerciali leggeri, dove a suo giudizio la domanda di modelli elettrici non sta crescendo abbastanza velocemente rispetto alle scadenze imposte dalle normative.
Ma la parte forse più interessante per i clienti riguarda le auto che Stellantis vuole riportare sul mercato. Antonio Filosa ritiene che negli ultimi anni siano progressivamente scomparse le vetture realmente accessibili e vuole tornare a occupare quello spazio. Il programma E-Car dovrebbe avere proprio questo compito, mentre tra i modelli citati dal CEO compare addirittura una futura Citroën 2CV, indicata come uno dei progetti destinati a rappresentare il ritorno a vetture più semplici ed economiche. Stellantis parla complessivamente di 60 lanci, dei quali 50 considerati interventi di prodotto importanti.
Un capitolo particolare riguarda infine Peugeot. Filosa ha promesso una nuova offensiva a partire dal 2028, con una gamma che dovrebbe recuperare maggiormente il DNA storico del marchio francese. Citroën dovrebbe invece trovare proprio nella futura 2CV uno dei simboli della nuova strategia, mentre DS continuerà a rappresentare il lato più prestigioso della presenza francese di Stellantis.
Il quadro che emerge dalle parole di Antonio Filosa è quindi quello di un gruppo che non vuole più affidarsi a previsioni troppo rigide. L’elettrico rimane centrale, ma non necessariamente nella stessa misura ovunque; i cinesi restano concorrenti, ma possono diventare partner industriali; le fabbriche europee devono essere difese, ma anche utilizzate in maniera diversa. E soprattutto Stellantis vuole tornare a proporre auto che una parte sempre più ampia del pubblico possa realmente permettersi.



