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Lancia, quando guidare a cielo aperto era un’arte: le cabriolet che hanno fatto la storia

Le cabriolet Lancia hanno segnato la storia dell’automobile italiana con eleganza, tecnica e stile. Dalla celebre Aurelia B24, simbolo della Dolce Vita e prima V6 di serie al mondo, alla Flavia Cabriolet, fino alla rara Delta Integrale Cabrio, questo viaggio racconta modelli oggi ambitissimi da collezionisti e appassionati.

Lancia Aurelia B24

Basta guardare una Lancia Aurelia B24 per capire quanto fosse diverso il modo di intendere l’automobile negli anni Cinquanta. Non servivano linee esasperate o potenze fuori scala per lasciare il segno: bastavano proporzioni giuste, una meccanica raffinata e quella capacità tutta italiana di trasformare un’auto in qualcosa che andava oltre il semplice mezzo di trasporto. Lancia questo lo sapeva fare molto bene e le sue cabriolet sono forse tra gli esempi migliori di quella stagione.

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Lancia e le cabriolet che hanno fatto la storia

La più conosciuta è inevitabilmente la Lancia Aurelia B24, oggi considerata una delle auto italiane più belle di sempre. Nelle versioni Spider e Cabriolet, Pinin Farina riuscì a creare una vettura elegante senza renderla pesante o troppo vistosa. La carrozzeria era semplice, pulita, con proporzioni che ancora oggi sembrano difficili da invecchiare.

Ma l’Aurelia non viveva soltanto di bellezza. Fu anche un modello tecnicamente molto importante, visto che portò sulle strade il primo motore V6 prodotto in serie al mondo. Una raffinatezza meccanica che si sposava perfettamente con il carattere della vettura.

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Lancia Delta Integrale Cabrio

La B24 diventò poi uno dei simboli della Dolce Vita italiana. Cinema, località di villeggiatura e quell’immagine dell’Italia spensierata del dopoguerra contribuirono a renderla qualcosa di più di una semplice Lancia. Oggi trovarne una significa entrare direttamente nel mondo del grande collezionismo.

Diversa, ma altrettanto interessante, la Lancia Flavia Cabriolet. La base tecnica era modernissima per l’epoca, con trazione anteriore e quattro freni a disco, mentre Vignale si occupò di darle una carrozzeria elegante ma anche molto più pratica di tante scoperte del periodo. I quattro posti permettevano infatti di utilizzarla anche per viaggiare, senza trasformare ogni uscita in un esercizio di sacrificio.

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Anche modelli più piccoli come la Lancia Appia ebbero le loro versioni aperte. Erano auto meno appariscenti dell’Aurelia, ma conservavano quella cura per le proporzioni e per i dettagli che allora rappresentava quasi una firma del marchio.

Poi c’è il capitolo più curioso: la Lancia Delta Integrale Cabrio. Un esemplare unico realizzato per la famiglia Agnelli, nato da una delle automobili più legate al mondo dei rally e trasformato in una scoperta. Sulla carta potrebbe sembrare un’idea quasi assurda, ma proprio per questo è diventata una delle Lancia più particolari mai realizzate.

Lancia Appia Cabrio

Oggi queste vetture si vedono soprattutto nelle aste, nei musei e nei concorsi d’eleganza. La Aurelia B24 ha raggiunto quotazioni altissime, mentre le altre cabriolet storiche del marchio continuano ad attirare collezionisti e appassionati.

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Riguardandole oggi si capisce bene cosa rendesse speciale la Lancia di quegli anni. Non c’era un solo modo di essere elegante o sportivi: si poteva passare da una raffinata cabriolet alla Delta dei rally mantenendo comunque una forte identità. E forse è proprio questa varietà, più ancora della nostalgia, a spiegare perché certe Lancia continuino a far parlare di sé dopo così tanto tempo.