La guerra in Medio Oriente sta creando problemi anche dove forse era meno facile aspettarselo. Tra i settori che iniziano a fare i conti con le conseguenze del conflitto c’è infatti quello dei lubrificanti per auto. Una situazione che interessa direttamente anche Stellantis, oltre ad altri grandi costruttori come Volkswagen e Toyota, costretti a guardarsi intorno alla ricerca di nuovi fornitori.
Stellantis cerca nuovi fornitori per gli oli motore
Le difficoltà sono aumentate soprattutto da marzo, quando alcuni missili iraniani hanno colpito l’impianto gas-to-liquids di Shell in Qatar. I danni hanno richiesto importanti interventi di riparazione e la produzione di oli base di Gruppo III ha iniziato a rallentare.
Parliamo di una materia prima molto importante per ottenere gli oli sintetici utilizzati oggi sui motori più moderni. Ecco perché il problema è arrivato rapidamente anche sulle scrivanie delle case automobilistiche.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, Stellantis, Volkswagen e Toyota si sarebbero già mosse per trovare fornitori alternativi e soprattutto prodotti in grado di rispettare le specifiche richieste dalle loro vetture. Una ricerca che non è così semplice come potrebbe sembrare.
Il Golfo Persico, infatti, pesa parecchio nella produzione mondiale di queste basi. Dalla regione arriva tra il 15 e il 20 per cento della capacità globale di Group III. Lo scorso anno, inoltre, il 72 per cento delle importazioni europee e il 47 per cento di quelle americane provenivano proprio da quest’area.
Con le tensioni nello Stretto di Hormuz che continuano, molte aziende avrebbero ormai ridotto parecchio le scorte. E i prezzi si sono mossi di conseguenza: in Europa e negli Stati Uniti le basi Group III sono arrivate a circa 4.000 dollari a tonnellata, quasi tre volte quanto costavano prima della crisi.
Per Stellantis e gli altri gruppi il problema adesso è trovare abbastanza prodotto senza scendere a compromessi sulla qualità. Non basta infatti comprare un lubrificante da un altro fornitore: bisogna verificare che rispetti tutte le caratteristiche previste per ogni motore e che garantisca gli stessi livelli di protezione e durata.
Alcune fonti alternative sarebbero già state individuate, ma i margini restano stretti. Anche questi produttori non dispongono infatti di quantità infinite e un nuovo problema alle spedizioni potrebbe complicare nuovamente tutto.
Se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse migliorare, nuovi carichi potrebbero tornare ad arrivare regolarmente in Europa e negli Stati Uniti in autunno. Fino ad allora, però, Stellantis e gli altri costruttori dovranno continuare a fare i conti con prezzi più alti e forniture molto meno tranquille rispetto al passato.


