All’inizio degli anni Duemila Opel fece qualcosa che in pochi si sarebbero aspettati. Invece di puntare su una sportiva più potente e più ricca di elettronica, scelse di togliere peso, comfort e tutto ciò che non serviva davvero alla guida. Nacque così la Opel Speedster, una due posti a motore centrale e trazione posteriore pensata per mettere il guidatore al centro di tutto. Un’auto molto diversa dalle Opel di quel periodo e proprio per questo ancora oggi ricordata con grande affetto dagli appassionati.
Opel Speedster: leggerezza prima di tutto
Opel Speedster veniva costruita nello stabilimento Lotus di Hethel, in Gran Bretagna, e condivideva buona parte dell’architettura con la Lotus Elise S2. Non era però una Elise semplicemente rimarchiata. Opel le diede un design molto personale, fatto di linee tese, prese d’aria evidenti e proporzioni che ancora oggi la rendono immediatamente riconoscibile.
La filosofia era chiarissima appena si saliva a bordo. Niente servosterzo, pochi fronzoli, tanto alluminio lasciato a vista e una posizione di guida bassissima. Tutto serviva a far arrivare al conducente ciò che stava succedendo sotto le ruote.
All’inizio sotto il cofano c’era il 2.2 Ecotec aspirato da 147 CV. Una potenza che oggi potrebbe sembrare normale, ma sulla Speedster bastava e avanzava grazie a un peso molto contenuto. Il risultato era una sportiva rapida soprattutto tra le curve, dove leggerezza e telaio facevano buona parte del lavoro.
Nel 2003 arrivò poi la versione che molti ricordano meglio: la Speedster Turbo. Il quattro cilindri sovralimentato portava la potenza a 200 CV e la coppia a 250 Nm. Lo 0-100 km/h richiedeva appena 4,9 secondi, un tempo che vent’anni fa permetteva alla piccola Opel di mettere in difficoltà auto ben più costose.
La Speedster servì anche come laboratorio. Con la Eco Speedster, Opel provò infatti a dimostrare che un’auto leggera poteva essere contemporaneamente veloce ed efficiente. Il prototipo utilizzava un 1.3 CDTI da 112 CV e, sul circuito di Dudenhofen, riuscì a stabilire 17 record mondiali. Toccava i 250 km/h consumando appena 2,5 litri ogni 100 km.
La sua carriera commerciale fu breve e la Speedster rimase un prodotto di nicchia. Probabilmente era troppo estrema per una parte del pubblico Opel dell’epoca. Proprio questo, però, l’ha resa col passare degli anni sempre più interessante per gli appassionati: una sportiva nata senza preoccuparsi troppo di comfort, schermi o assistenti elettronici, quando per divertirsi bastavano un buon telaio, poco peso e una strada piena di curve.


