Benedetto Vigna non ha motivo di alzare la voce. Nel secondo trimestre del 2026 Ferrari ha incassato 1,938 miliardi di euro di ricavi netti, l’8% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. L’EBIT si è fermato a 605 milioni con un margine del 31,2%. L’EBITDA ha toccato 755 milioni, margine al 39%. Numeri che una casa auto “normale” incornicerebbe e appenderebbe in sala riunioni.

A Maranello, invece, si alza la guidance e si va avanti. L’utile netto del trimestre è stato di 463 milioni di euro, 2,62 euro per azione diluita. Il free cash flow industriale ha segnato 276 milioni, con un balzo del 39% su base annua.
La voce che continua a fare la differenza, e che Vigna ha citato esplicitamente nei commenti ai risultati, è il programma di personalizzazioni. I clienti Ferrari costruiscono la loro macchina. Ogni opzione aggiunta in fase di ordine si traduce in margine aggiuntivo per Maranello, senza aumentare i volumi di produzione di un solo esemplare. È un modello di business che la concorrenza guarda con ammirazione e difficoltà a replicare.

Nel frattempo, il Cavallino ha anche trovato il tempo di presentare due nuovi modelli agli antipodi. La Ferrari Luce è la prima elettrica della casa, passo storico, inevitabile, atteso da anni con curiosità e apprensione. La Ferrari 12Cilindri Manuale è, letteralmente, il contrario: dodici cilindri, cambio manuale, nessuna concessione alla modernità che non sia strettamente necessaria. Due visioni di Ferrari che convivono nella stessa gamma. Vigna la chiama complementarità.
C’è un dato che è forse il più eloquente dell’intera comunicazione: il portafoglio ordini copre già tutto il 2027. Parliamo di una lista d’attesa che mette al sicuro l’anno intero. In un settore dove molti costruttori premium faticano a mantenere i volumi, Ferrari ha il problema opposto: troppa domanda, capacità produttiva volutamente limitata, prezzi che non scendono.
