Una straordinaria vendita all’asta si profila all’orizzonte. Protagonista sarà una Ferrari 250 P, auto da corsa rara ed eccezionale del 1963. Ad occuparsi dell’alienazione saranno gli specialisti di Gooding Christie’s, nella sessione di Pebble Beach, in programma nell’amena località della California a metà agosto.
La “belva” in catalogo è quella con telaio numero 0810. Con lei si è consolidato il destino della casa di Maranello nelle gare di endurance internazionali, aprendo un percorso fatto di prototipi a 12 cilindri, che per decenni hanno disegnato la scena agonistica.
Per le sue credenziali, si attende un prezzo di aggiudicazione particolarmente alto. Le stime della vigilia danzano in un range da 15.000.000 a 20.000.000 di dollari, pari col cambio odierno a circa 13.200.000 e 17.600.000 euro: quasi quanto il bilancio di un Comune medio d’Italia.
Carrozzata da Fantuzzi, su disegno Pininfarina, la Ferrari 250 P è stata la prima vettura del marchio con questa lettera finale, acronimo di prototipo. L’esemplare di cui ci stiamo occupando fece il suo debutto a Monza e rimase in dotazione alla Scuderia Ferrari per tutta la stagione 1963. Fra i suoi risultati, il secondo posto assoluto alla 12 Ore di Sebring e il terzo assoluto alla 24 Ore di Le Mans.
Dal 1988 fa parte di una delle più importanti collezioni del “cavallino rampante” del Nord America. Si tratta, sicuramente, di una delle più significative “rosse” da competizione mai offerte all’asta. Poche altre vetture da competizione hanno cambiato il corso del marchio in modo così profondo come la Ferrari 250 P con telaio 0810, che ha introdotto una nuova generazione di bolidi da gara, con il motore in posizione centrale posteriore.
Sviluppata da Mauro Forghieri, con il contributo fondamentale di John Surtees, questa vettura fu portata in gara direttamente dalla casa di Maranello nella stagione d’esordio, per poi continuare la carriera con la regia del North American Racing Team (N.A.R.T.) di Luigi Chinetti, che la fece competere a testa alta per diversi altri mesi.
Il telaio tubolare della Ferrari 250 P ospitava un motore V12 da tre litri di tipo Testa Rossa montato longitudinalmente e dotato di lubrificazione a carter secco. La 0810 è entrata in diverse collezioni speciali. Ora cerca un nuovo compagno di avventura. Acquistata dall’attuale proprietario nel 1988, è rimasta per quasi quarant’anni nella sua incredibile raccolta. Con lui ha partecipato ad eventi esclusivi come il Goodwood Festival of Speed, il Ferrari Historic Challenge, il Monterey Historics e l’Amelia Island Concours d’Elegance, dove ha ricevuto il prestigioso Spirit of Ferrari Award.
Più che la semplice prima Ferrari P, fu il prototipo che convinse Enzo Ferrari ad abbracciare una filosofia ingegneristica completamente nuova, col V12 dietro il “carro”, poi andata avanti fino alla 330 P4 e, a seguire, dalle 512 S ed M e dalla 333 SP, molto più recente.
La Ferrari 250 P si dimostrò una vettura attraente ed incisiva. Nel suo periodo storico espresse un livello prestazionale degno del blasonato marchio di cui si fregia. Molto bello anche il look, capace di ammaliare i cuori sportivi degli appassionati. Pur essendo un prototipo da corsa, severo e rigoroso, ha la grazia stilistica delle produzioni di alta classe.
Si caratterizza per l’ampio roll-bar posto alle spalle dell’abitacolo e per la morbidezza dei suoi tratti. Notevole la qualità delle finiture, davvero insolite per un prodotto destinato alle corse. Il motore (anima viva di ogni Ferrari) deriva dal robusto V12 della Testa Rossa, disposto però in posizione posteriore-centrale. Ostenta una proverbiale affidabilità, che ne esalta il rendimento.
Alimentato da una maestosa batteria di carburatori multicorpo, questo cuore sviluppa la considerevole potenza di 310 cavalli a 7500 giri al minuto. Un valore più che sufficiente a far volare la Ferrari 250 P che, grazie alle sue versatili doti, riuscì ad emergere nelle più variegate condizioni d’uso.
Prodotta in 4 esemplari, questa Sport di Maranello poteva contare su sofisticate sospensioni a ruote indipendenti e su efficaci freni a disco, celati dalle splendide ruote a raggi Borrani. La carrozzeria in alluminio grava su un telaio reticolare in acciaio che riprendeva alcune caratteristiche dei bolidi a ruote scoperte del suo tempo.
Questa leggera piattaforma a traliccio derivava da quella della 246 SP sperimentale a passo lungo, utilizzata per la messa a punto della nuova creatura. Progettata da Mauro Forghieri e sviluppata con l’ausilio dell’ingegnere Mike Parkes, che ne curò il collaudo, la Ferrari 250 P fu svelata, come già scritto, a Monza, nel mese di marzo del 1963.
Oltre al tecnico inglese assistettero al vernissage brianzolo, nel cuore del tempio italiano della velocità, i piloti Lorenzo Bandini, Ludovico Scarfiotti e Nino Vaccarella. La scheda tecnica prometteva faville e lasciava intuire il suo luminoso futuro. La “rossa” raccolse subito una magnifica doppietta alla 12 Ore di Sebring, con Surtees e Scarfiotti, che precedettero al traguardo i compagni di squadra Mairesse e Vaccarella, sull’auto ora in vendita.
Apparve presto evidente la supremazia di questo distillato di arte meccanica che, sfruttando il patrimonio di conoscenza e passione dei suoi creatori, si proiettava su un universo prestazionale spesso inaccessibile agli agguerriti rivali, scesi in campo con la non celata ambizione di affezionarsi alle posizioni di vertice della categoria.
Dovettero però smorzare gli slanci onirici: per loro non ci fu nessuna chance contro la nuova sportiva del “cavallino rampante” che, durante il Campionato, conquistò spesso il gradino più alto del podio. Così fu alla 1000 km del Nurburgring, con Mairesse e Surtees trionfanti sulla linea di arrivo.
La freccia scarlatta, condotta da Scarfiotti e Bandini, si aggiudicò anche il più classico degli appuntamenti in calendario, la mitica 24 Ore di Le Mans. Maglioli e Parkes, su vettura gemella, arrivarono terzi, confermando il potenziale di un’auto che già nelle prove di aprile aveva prevalso nella classifica dei tempi. Con Pedro Rodriguez la Ferrari 250 P si affermò pure al Gran Premio del Canada.
Sfortunata la partecipazione alla Targa Florio, coi due equipaggi Mairesse-Scarfiotti e Surtees-Parkes costretti all’abbandono per banali contrattempi. L’epilogo fu reso ancora più amaro dal ritiro della patente a Vaccarella, a ridosso della prova di casa, dove il “Preside Volante”, spinto dal calore del pubblico, avrebbe fatto scintille.
Benché colpita da infelici disavventure, la Ferrari chiuse la stagione con la vittoria nel Campionato Mondiale Marche, del quale fu indiscussa regina. La creatura partorita dagli uomini di Maranello si congedò con tutti gli onori, come la capostipite di una famiglia di Sport che ebbe una nobile discendenza.
Entrò nella storia per essere stata la prima “rossa” ad aver adottato un 12 cilindri posto alle spalle dell’abitacolo, ma anche per essere stata, insieme alla Le Mans, fra le ultime discendenti della gloriosa stirpe 250.
Scheda tecnica Ferrari 250 P

Motore
– Motore: posteriore, longitudinale, 12V 60°
– Alesaggio e corsa: 73 x 58,8 mm
– Cilindrata unitaria: 246,10 cm3
– Cilindrata totale: 2953,21 cm3
– Rapporto di compressione: 9,5 : 1
– Potenza massima: 228 kW (310 CV) a 7500 giri/min
– Potenza specifica: 105 CV/l
– Coppia massima: –
– Distribuzione: monoalbero, 2 valvole per cilindro
– Alimentazione: 6 carburatori Weber 38 DCN
– Accensione: mono, 2 spinterogeni
– Lubrificazione: carter secco
– Frizione: multidisco
Autotelaio
– Telaio: tubolare in acciaio
– Sospensioni anteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice
– Sospensioni posteriori: indipendenti, quadrilateri trasversali, molle elicoidali, ammortizzatori telescopici, barra stabilizzatrice
– Freni: a disco
– Cambio: 5 rapporti + RM
– Sterzo: pignone e cremagliera
– Serbatoio carburante: capacità 130 l
– Pneumatici anteriori: 5.50 x 15
– Pneumatici posteriori: 7.00 x 15
Carrozzeria
– Tipo di carrozzeria: spider, 2 posti
– Lunghezza: 4015 mm
– Larghezza: 1670 mm
– Altezza: 1080 mm
– Passo: 2400 mm
– Carreggiata anteriore: 1350 mm
– Carreggiata posteriore: 1340 mm
– Peso: 760 kg a secco
Prestazioni
– Velocità massima: 290 km/h
– Accelerazione 0-100 km/h: –
– Accelerazione 0-400 m:-
– Accelerazione 0-1000 m: –
Fonte | Gooding Christie’s
