La Dino 246 GTS “Chair and Flares” del 1973 (telaio 06698) appartenuta a Steve Winwood sarà battuta all’asta da Gooding Christie’s al Pebble Beach Concours d’Elegance 2026, in programma a metà agosto.
Già di suo molto ricercata in ambito collezionistico, l’auto messa in catalogo potrebbe suscitare un interesse ancora maggiore per il collegamento con il divo statunitense, due volte vincitore dei Grammy Award. Il cantante, compositore e polistrumentista britannico è stato membro dei gruppi The Spencer Davis Group, Traffic e Blind Faith.
La Dino 246 GTS ha l’essenza di un capolavoro che sfida il tempo. È a tutti gli effetti una Ferrari, anche se non porta il “cavallino rampante” sul cofano. Non si tratta di una semplice automobile, ma di un’opera d’arte a quattro ruote. A dispetto dell’età anagrafica, questa meravigliosa sportiva conserva intatto un magnetismo che continua a stregare intere generazioni di appassionati.
Nella sigla sono narrate alcune sue caratteristiche: le prime due cifre svelano la cubatura di 2.4 litri, mentre l’ultima dichiara la presenza dei 6 cilindri; le tre lettere finali sono l’acronimo di Gran Turismo Spider.
Il motore, alloggiato alle spalle del guidatore, in posizione centrale, viene alimentato da tre carburatori a doppio corpo. Sviluppa 195 cavalli di potenza massima, a 7.600 giri al minuto. Oggi numeri del genere possono apparire quasi ordinari, ma in rapporto alla cilindrata e al periodo storico di appartenenza sono di grande rilievo ingegneristico.
Ad esaltare la spinta della Dino 246 GTS provvede la leggerezza del corpo vettura, che ferma l’indice della bilancia a quota 1.100 chilogrammi a secco. Un rapporto peso-potenza così favorevole si traduce in un livello di performance molto vivace, testimoniato in parte dallo scatto da 0 a 100 km/h, archiviato in 7.2 secondi, e dalla punta velocistica, nell’ordine dei 235 km/h.
La Dino 246 GTS non si limita però a correre forte sul dritto; anzi la sua eccellenza emerge meglio nei tratti guidati, dove danza con grazia fra le curve. Il segreto della sua precisione e della sua maneggevolezza risiede nell’eccellente telaio a traliccio tubolare in acciaio, rigido al punto giusto, abbinato a un comparto sospensioni studiato per assecondare ogni minima variazione di traiettoria.
Ma è l’abito firmato da Pininfarina a consacrarla nell’olimpo dell’arte motoristica. Impossibile resistere al fascino inebriante delle sue forme, sinuose e decise, che incantarono tutti sul palcoscenico del Salone di Ginevra, dove l’auto fu portata al debutto nel lontano 1972.
Evoluzione della precedente versione chiusa, questa sportiva con tettuccio rigido asportabile aggiunse un tocco di grazia in più alle già sublimi proporzioni della sorella coupé. Regalando inoltre l’ebbrezza della guida en plein air. In questa veste le vibrazioni sensoriali del viaggio si fanno ancora più esaltanti.
Nonostante sia priva del leggendario “cavallino rampante” sul cofano anteriore, la Dino 246 GTS incarna l’essenza più pura dello spirito della casa di Maranello. Quella di non usare il simbolo di Francesco Baracca fu una mossa strategica ben precisa di Enzo Ferrari, che non voleva diluire il prestigio del marchio con un modello di segmento più basso e con un prezzo di listino più accessibile.
La scelta servì anche a sondare l’interesse per la soluzione del motore disposto alle spalle dell’abitacolo. Gli appassionati ne compresero subito lo spessore, decretando un successo commerciale molto significativo. In totale furono prodotti oltre 1.200 esemplari.
Siamo di fronte a un gioiello poliedrico, capace di aggredire l’asfalto nei tratti guidati così come di sfilare con aristocratica eleganza nelle vie del lusso internazionale o di catturare i riflettori sui prati dei concorsi d’eleganza più esclusivi al mondo.
Concepita per regalare emozioni sotto il cielo, la Dino 246 GTS ha conquistato un posto d’onore nella leggenda grazie a un linguaggio formale di rara purezza. Le sue lamiere, modellate con maestria scultorea, alternano curve morbide a spigoli decisi, creando una sinfonia visiva senza tempo.
Un simile capolavoro di design non poteva che lasciare un’impronta indelebile nella storia dello stile automobilistico. Persino le supercar prodotte oggi a Maranello conservano nel proprio DNA tracce genetiche di questa straordinaria alchimia visiva. La Dino 246 GTS resta una delle più alte espressioni della creatività italiana. Offre una magnifica sintesi di bellezza, carattere sportivo, classe e genialità del Belpaese.
Fonte | Gooding Christie’s
