Dopo anni difficili, ad Atessa arriva finalmente una notizia che cambia il clima dentro e fuori dallo stabilimento. Stellantis ha comunicato al Comitato Esecutivo la fine del contratto di solidarietà, permettendo a tutti i dipendenti del sito abruzzese di tornare alla piena attività lavorativa.
Stellantis Atessa riparte a pieno ritmo: finisce la solidarietà e la produzione sale a 850 veicoli al giorno, con nuovi investimenti in vista
Per centinaia di famiglie non è un passaggio soltanto formale. Il ricorso agli ammortizzatori sociali ha significato meno ore lavorate, stipendi più bassi e mesi trascorsi nell’incertezza, mentre la crisi dell’automotive europeo si faceva sentire con forza anche in Val di Sangro. La conclusione della solidarietà restituisce quindi un po’ di serenità a chi, in questi anni, ha pagato direttamente il rallentamento del mercato.
La FIM CISL Abruzzo e Molise ha accolto la decisione con soddisfazione. Il segretario generale Amedeo Nanni ha ricordato che il superamento degli ammortizzatori sociali era uno degli obiettivi fissati fin dall’inizio della fase più delicata. Secondo il sindacato, il risultato è stato reso possibile dagli accordi sottoscritti sulla separation e, soprattutto, dalla graduale ripresa dei volumi produttivi.

Oggi la fabbrica sta tornando a lavorare su ritmi più sostenuti. La produzione si sta stabilizzando intorno agli 850 veicoli al giorno, un livello che consente allo stabilimento di recuperare la piena operatività. Dopo un lungo periodo segnato da fermate e riduzioni, vedere nuovamente le linee muoversi con continuità rappresenta un segnale importante.
Atessa, del resto, non è uno stabilimento qualunque. È il più grande impianto europeo dedicato ai veicoli commerciali leggeri e occupa un ruolo centrale nell’economia della Val di Sangro. Dalla sua attività dipendono non soltanto i lavoratori diretti, ma anche molte aziende dell’indotto, officine, fornitori e servizi presenti sul territorio.
A rendere il quadro più incoraggiante c’è anche l’investimento da un miliardo di euro annunciato per il sito. Una cifra rilevante, che però dovrà tradursi in progetti concreti. Il sindacato chiede nuovi programmi industriali, modelli da assegnare allo stabilimento, volumi adeguati e opportunità occupazionali capaci di durare nel tempo.

La FIM CISL, pur riconoscendo il valore della fine della solidarietà, invita quindi a non abbassare la guardia. Il ritorno alla piena attività è un passo decisivo, ma da solo non basta a garantire il futuro della fabbrica.
Nei prossimi mesi l’attenzione sarà concentrata sull’attuazione del piano industriale e sull’effettivo utilizzo delle risorse promesse. Per i lavoratori di Atessa, la vera svolta arriverà quando agli annunci seguiranno nuovi modelli, carichi di lavoro stabili e prospettive occupazionali solide.
