Aston Martin salva ancora una volta: il marchio che fallisce sempre ma non muore mai

Aston Martin ottiene 650 milioni di euro da HPS Investment Partners. E intanto Geely aspetta fuori dalla porta. Il solito copione.
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Sette bancarotte e si va ancora avanti. Aston Martin ha chiuso un accordo di finanziamento da 550 milioni di sterline, poco più di 650 milioni di euro, guidato da HPS Investment Partners, proprio nel momento in cui i conti tornavano a fare paura.

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La struttura è quella classica del salvataggio aziendale: un prestito a termine garantito da 450 milioni di sterline (circa 535 milioni di euro), un prestito a erogazione differita da 100 milioni (circa 119 milioni di euro) e una capacità di indebitamento aggiuntiva da altri 100 milioni.

I 535 milioni di euro servono prima di tutto a rimborsare la linea di credito revolving super senior da 170 milioni di sterline e i 20 milioni prelevati dal consorzio Yew Tree, guidato da Lawrence Stroll, miliardario e comproprietario del marchio. Si chiude un debito, se ne apre uno più grande.

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Doug Lafferty, CFO di Aston Martin, parla di “solidità e flessibilità per realizzare i piani di prodotto attuali e futuri”. Il linguaggio è quello confortante dei comunicati finanziari, ma la sostanza è che l’azienda aveva bisogno di ossigeno, e lo ha trovato.

Le prospettive dichiarate, ovvero miglioramento dei margini, crescita dei flussi di cassa, con un mix di prodotto più ricco tra modelli principali e special series, sono lo stesso copione che Aston Martin recita da anni. La differenza, questa volta, potrebbe stare in chi siede fuori dalla porta.

Infatti, l’altro capitolo di questa storia riguarda Geely. Il colosso cinese, che già controlla Lotus e la London Electric Vehicle Company, sarebbe in trattative per entrare nel capitale di Aston Martin. Li Shufu, fondatore e presidente del gruppo, ha un’inclinazione nota per le icone britanniche, e una disponibilità economica che i vertici di Gaydon difficilmente possono ignorare. La capitalizzazione di mercato di Aston, che un tempo sfiorava i 5,1 miliardi di euro, oggi vale circa un decimo di quella cifra. Un ingresso per Geely sarebbe, nei fatti, un affare.

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Che gli attuali azionisti accolgano con entusiasmo la prospettiva cinese è un’altra questione. Stroll ha costruito la sua visione di Aston Martin attorno alla Formula 1 e al lusso estremo. Cedere quote a Geely significa condividere quella narrazione con chi, di narrazioni sul lusso, ne produce già a decine.