Dopo una vivace battaglia a suon di rilanci, la Ferrari F40 del 1990 appartenuta a Jean Sage è passata di mano, nell’asta di RM Sotheby’s a Woodcote Park, per la ragguardevole cifra di 3.605.000 sterline. Questa corrisponde a circa 4.230.000 euro. Si tratta del nuovo record d’asta britannico per il modello e di uno dei valori più alti messi a segno dalla regina delle “rosse” moderne.
Venduta inizialmente da Charles Pozzi, la “belva” alata e non catalizzata di cui ci stiamo occupando porta il numero di telaio 84642. Primo acquirente fu, come già scritto, il mitico Jean Sage, figura di primo piano del motorsport internazionale.
Dopo averla usata felicemente per qualche tempo, nel 1994 decise di affidarla alle cure di Michelotto per eseguire alcuni aggiornamenti, capaci di elevare ulteriormente il profilo delle performance, senza inficiare l’omologazione stradale. Le specifiche si ispirarono alle norme GT CSAI, con un ulteriore alleggerimento del corpo vettura, un aumento di potenza e alcuni aggiornamenti a sospensioni e freni.
Michelotto dotò il motore originale della Ferrari F40 di due nuovi turbocompressori speciali I.H.I. e di un sistema di scarico leggero realizzato dallo specialista Maurice Chabord. Questo portò la potenza a 527 cavalli, contro i 478 del modello standard. Il tutto su un peso inferiore di 136 chilogrammi. Facile intuire il vigore prestazionale. In tempi successivi, il nuovo proprietario decise di addolcire la ricetta, per rendere la vettura leggermente più docile nell’uso quotidiano.
La Ferrari F40 è un mito immortale. Questa è la supercar più entusiasmante di sempre ed una delle “rosse” più carismatiche di tutti i tempi. Solo mostri sacri come la 250 GTO e la 330 P4 guadagnano il suo stesso spazio nel cuore degli appassionati. La “belva” alata del “cavallino rampante” supera i confini della materia e si eleva a leggenda pura. Si tratta di un capolavoro assoluto; di un’opera d’arte che fa vibrare le corde emotive, a partire dal primo sguardo.
Questa “rossa” porta i sogni nella dimensione tangibile, anche se il privilegio del possesso è riservato a pochi eletti, dalle possibilità economiche indubbiamente grandi. Con lei si tocca il diapason del piacere a quattro ruote. Nata nel 1987, per celebrare il quarantesimo anniversario della casa di Maranello, questa scultura dinamica raccolse il testimone della già mitica GTO del 1984, madre delle supercar in serie limitata al vertice della gamma del marchio emiliano.
La Ferrari F40 è l’espressione più amata di quella famiglia; la più riuscita del gruppo, nonostante l’assenza di un V12 sotto il cofano posteriore. Fu l’ultima “rossa” a prendere forma quando Enzo Ferrari era ancora in vita. Da lui giunsero indicazioni molto precise e stringenti sul progetto. Forse sentiva che sarebbe diventata il suo testamento spirituale, ecco perché la volle perfettamente aderente ai suoi desideri.
Il Commendatore ne andava fiero e la amava, nel vero senso della parola. L’ammirazione verso il modello emerse anche in occasione del debutto, al centro civico di Maranello, dove si lasciò andare, a microfoni ancora aperti, ad un apprezzamento insolito per lui, che non voleva far trapelare mai le sue emozioni. Una prova di quanto la Ferrari F40 avesse fatto centro.
Questa vettura non si è limitata a scrivere una pagina di storia: ha ridefinito il concetto stesso di supercar, lasciando un’impronta indelebile nella cultura collettiva. Le linee tracciate da Pietro Camardella per Pininfarina si tradussero in un corpo vettura monumentale e magnetico. Il risultato degli sforzi creativi fu una carrozzeria a dir poco spettacolare, che coinvolge in modo incredibile. Nessun’altra vettura stradale nata prima o dopo di lei è riuscita a scatenare la stessa febbre, in termini di entusiasmo.
Guardandola si ha l’impressione di essere al cospetto di un bolide fuggito dai box della 24 Ore di Le Mans e catapultato sulle strade di tutti i giorni, o forse di una scultura futuristica giunta da un’altra galassia. Ogni millimetro della sua carrozzeria esprime una tensione muscolare perfetta e un’armonia espressiva impeccabile, dove non esiste un solo elemento fuori posto.
Il suo splendore estetico, che eccelle anche in termini di eleganza, relega qualsiasi altra vettura incrociata per strada al rango di banale comparsa, fatte salve pochissime eccezioni. Incontrare una Ferrari F40 nel traffico genera, oggi come al momento del suo lancio, uno shock visivo indescrivibile. Volendo fare un parallelo, è una cosa surreale come un concerto dal vivo dei Pink Floyd sul sagrato di una chiesetta isolata tra i monti.
Sotto il suo fantastico abito, plasmato in materiali compositi, pulsa un cuore selvaggio ma ingegneristicamente perfetto, concepito dal genio di Nicola Materazzi, cui va il merito del progetto ingegneristico del veicolo, a 360 gradi. La sua regia, unica e catalizzante, spiega la perfetta armonia fra telaio, cambio, motore, sospensioni, aerodinamica, precisione e piacere di guida. Si vede che c’è stata una sola testa pensante dietro.
Tutto ha un senso ben preciso sulla Ferrari F40, le cui leve dinamiche primarie sono il vigore energetico e la leggerezza. Qui c’è la chiave del suo profilo prestazionale, in gran parte ascrivibile al capolavoro custodito sotto il cofano posteriore: un V8 biturbo da 2.936 centimetri cubi di cilindrata, in grado di sviluppare, nella versione standard, 478 cavalli di potenza massima a 7.000 giri al minuto, con un picco di coppia di 58.8 kgm a 4.000 giri al minuto, su un peso a secco di appena 1.100 chilogrammi.
I numeri prestazionali, già fantascientifici sulla carta per l’epoca, vennero persino superati durante i test eseguiti dalle più autorevoli riviste del settore. Lo scatto da 0 a 200 km/h si consuma in appena 12 secondi, il chilometro da fermo viene divorato in 21 secondi e la velocità di punta rompe il muro dei 324 km/h. Il gioiello passato di mano nell’asta di RM Sotheby’s fa ancora meglio, molto meglio, in accelerazione.
L’esperienza dinamica a bordo della F40 è un’estasi dei sensi, priva di filtri. La brutalità della spinta dei turbocompressori, la reattività millimetrica dello sterzo e la sinfonia metallica del motore creano un concerto sensoriale che si stampa a fuoco nella memoria di chiunque abbia la fortuna di viverlo.
Non siamo semplicemente al cospetto di un mezzo di trasporto veloce: qui c’è l’apice del piacere di guida espresso nella sua forma più pura ed esclusiva. La Ferrari F40 è un monumento all’ingegno e alla bellezza che trascende l’universo dei motori; una gemma di valore universale che, per il suo contributo all’arte creativa dell’uomo, meriterebbe di essere inserita tra i patrimoni dell’umanità dell’Unesco.

Fonte | RM Sotheby’s
