Per Stellantis arriva una nuova bocciatura dal mercato finanziario. JP Morgan ha declassato il titolo da Overweight a Neutral, tagliando il prezzo obiettivo da 10 a 6 euro. Una revisione pesante, soprattutto considerando che il titolo si muove intorno a 4,70 euro e continua a riflettere i dubbi degli investitori sulla velocità della ripresa.
JP Morgan abbassa il rating su Stellantis e avverte: la ripresa sarà lenta
Il problema, però, non è soltanto la Borsa. Secondo gli analisti, il gruppo avrebbe bisogno di almeno altri 14 mesi prima di vedere effetti concreti dai minori costi di approvvigionamento e dall’arrivo dei nuovi modelli previsti tra il 2027 e il 2028. Un tempo lungo, in un mercato che intanto cambia rapidamente e lascia poco spazio agli errori.
Il punto più delicato resta la capacità produttiva. Stellantis si trova con impianti e strutture pensati per volumi che oggi non esistono più, soprattutto in Europa e Nord America. Senza interventi significativi sulla forza lavoro o senza una riduzione più decisa degli stabilimenti, la ripresa dei margini rischia di restare lenta e complicata.
In Europa il gruppo sembra voler evitare, almeno per ora, una ristrutturazione profonda. La strategia appare più prudente: mantenere il business il più possibile neutrale dal punto di vista della cassa e saturare parte degli impianti attraverso collaborazioni con costruttori cinesi, in particolare Leapmotor e Dongfeng. Una soluzione che consente di guadagnare tempo, ma che non elimina il problema di fondo.
Il paradosso è evidente. Mentre i marchi cinesi avanzano in Europa e conquistano spazio, Stellantis prova a utilizzare proprio alcuni partner asiatici per tenere occupate le proprie fabbriche. Una scelta tattica, più che definitiva, che secondo gli analisti non potrà sostituire una vera revisione della capacità industriale.
Altri concorrenti europei si stanno già muovendo. Volkswagen e BMW sarebbero in fase avanzata di confronto con i sindacati per adattare gli impianti alla nuova realtà del mercato. Stellantis, invece, sembra voler rinviare il più possibile il ricorso al bisturi.

Restano poi altri rischi sul tavolo: possibili accantonamenti legati alla qualità in Nord America, pressione competitiva in Brasile e una battaglia sempre più dura per le quote in Europa. Il ritorno a un free cash flow positivo è previsto nel 2027, ma per JP Morgan la priorità non dovrebbe essere il dividendo. Prima servirà recuperare redditività, chiarire il futuro degli stabilimenti e capire quanto costerà davvero difendere Stellantis in un mercato sempre più affollato.
