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Stellantis, titolo giù: un crollo che nessun piano industriale ha fermato

Stellantis a -80% dal picco, perdite record nel 2025 e scorte USA fuori controllo. Il piano FaSTLAne convince tutti, tranne chi compra azioni.

antonio filosa, stellantis

Da 27 euro ad azioni che valgono praticamente sette volte meno. Stellantis ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro e le sue azioni, l’8 luglio 2026, galleggiano attorno ai 4,70 euro, oltre l’80% in meno rispetto al picco di marzo 2024. Gli investitori non stanno più aspettando, ma probabilmente stanno uscendo.

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I numeri del 2025 hanno dato una lezione precisa. Il fatturato a 153,5 miliardi di euro è calato appena del 2%, ma l’utile operativo rettificato è diventato una perdita di 842 milioni, il margine AOI è scivolato a -0,5% e il flusso di cassa libero industriale ha bruciato 4,5 miliardi. Sopra tutto questo, 25,4 miliardi di oneri straordinari legati alla revisione della strategia di prodotto, agli aggiustamenti sull’elettrificazione, alle garanzie e alla ristrutturazione.

Il primo trimestre 2026 sembrava l’inizio di qualcosa per Stellantis. Fatturato a 38,1 miliardi (+6%), utile netto a 377 milioni di euro, consegne su del 12%. Anche le vendite americane hanno risposto: Ram ha guadagnato circa il 20% negli Stati Uniti, la quota di mercato nordamericana è salita al 7,9%. Ma il mercato ha guardato al margine AOI fermo al 2,5% e a un flusso di cassa libero ancora negativo per 1,9 miliardi.

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A luglio è arrivato il colpo di grazia da HSBC, che ha declassato il titolo da “mantenere” a “ridurre” e ha tagliato il prezzo obiettivo a 4 euro. Il problema indicato sono le scorte presso i concessionari americani che hanno raggiunto 93 giorni di vendite a giugno, con circa 120.000 auto in più rispetto all’anno precedente. Scorte alte significano sconti, e sconti significano margini compressi.

Antonio Filosa ha presentato il piano FaSTLAne 2030 a maggio: 60 miliardi di investimenti in cinque anni, fatturato a 190 miliardi entro il 2030, margine AOI al 7%, flusso di cassa positivo già dal 2027. Il problema è che il mercato non compra obiettivi a cinque anni quando il cassetto brucia adesso. Stellantis ha anche 44,1 miliardi di liquidità industriale disponibile e a marzo ha emesso obbligazioni ibride perpetue per 5 miliardi, sospendendo il dividendo 2026.

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Alla convention Citroën di Parigi è emerso che l’azienda sa cosa non funziona. La risposta tattica sono le edizioni speciali e i modelli in serie limitata, ma è solo un antidolorifico, non una cura. Quel che manca, a lungo termine, sono prodotti forti e distintivi con motori che convincono, qualcosa che il mercato voglia davvero.