Da 27 euro ad azioni che valgono praticamente sette volte meno. Stellantis ha chiuso il 2025 con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro e le sue azioni, l’8 luglio 2026, galleggiano attorno ai 4,70 euro, oltre l’80% in meno rispetto al picco di marzo 2024. Gli investitori non stanno più aspettando, ma probabilmente stanno uscendo.
I numeri del 2025 hanno dato una lezione precisa. Il fatturato a 153,5 miliardi di euro è calato appena del 2%, ma l’utile operativo rettificato è diventato una perdita di 842 milioni, il margine AOI è scivolato a -0,5% e il flusso di cassa libero industriale ha bruciato 4,5 miliardi. Sopra tutto questo, 25,4 miliardi di oneri straordinari legati alla revisione della strategia di prodotto, agli aggiustamenti sull’elettrificazione, alle garanzie e alla ristrutturazione.

Il primo trimestre 2026 sembrava l’inizio di qualcosa per Stellantis. Fatturato a 38,1 miliardi (+6%), utile netto a 377 milioni di euro, consegne su del 12%. Anche le vendite americane hanno risposto: Ram ha guadagnato circa il 20% negli Stati Uniti, la quota di mercato nordamericana è salita al 7,9%. Ma il mercato ha guardato al margine AOI fermo al 2,5% e a un flusso di cassa libero ancora negativo per 1,9 miliardi.
A luglio è arrivato il colpo di grazia da HSBC, che ha declassato il titolo da “mantenere” a “ridurre” e ha tagliato il prezzo obiettivo a 4 euro. Il problema indicato sono le scorte presso i concessionari americani che hanno raggiunto 93 giorni di vendite a giugno, con circa 120.000 auto in più rispetto all’anno precedente. Scorte alte significano sconti, e sconti significano margini compressi.

Antonio Filosa ha presentato il piano FaSTLAne 2030 a maggio: 60 miliardi di investimenti in cinque anni, fatturato a 190 miliardi entro il 2030, margine AOI al 7%, flusso di cassa positivo già dal 2027. Il problema è che il mercato non compra obiettivi a cinque anni quando il cassetto brucia adesso. Stellantis ha anche 44,1 miliardi di liquidità industriale disponibile e a marzo ha emesso obbligazioni ibride perpetue per 5 miliardi, sospendendo il dividendo 2026.
Alla convention Citroën di Parigi è emerso che l’azienda sa cosa non funziona. La risposta tattica sono le edizioni speciali e i modelli in serie limitata, ma è solo un antidolorifico, non una cura. Quel che manca, a lungo termine, sono prodotti forti e distintivi con motori che convincono, qualcosa che il mercato voglia davvero.
