Ferrari Luce non è ancora entrata davvero nella vita dei clienti, ma ha già acceso una delle discussioni più delicate nella storia recente di Maranello. La prima auto elettrica del Cavallino nasce con l’ambizione di aprire una nuova fase per il marchio, ma proprio questa svolta sta incontrando resistenze forti, soprattutto tra alcuni appassionati più legati alla tradizione Ferrari.
Un collezionista di hypercar critica duramente la nuova Ferrari Luce, bocciandone design, prezzo e identità rispetto al DNA del Cavallino
A far discutere nelle ultime ore è la reazione di Jeffrey Cheng, noto collezionista di hypercar e conosciuto su Instagram come @speedy_jeff. Secondo alcuni screenshot circolati online, Cheng sarebbe stato contattato da Lee Perkins, consulente di vendita Ferrari, con una comunicazione dedicata alla nuova Ferrari Luce. Il messaggio presentava il modello come una visione del futuro secondo Ferrari, assicurando allo stesso tempo che l’esperienza di guida sarebbe rimasta fedele al DNA del marchio.
L’obiettivo, almeno sulla carta, era quello di avvicinare un gruppo selezionato di proprietari e potenziali clienti interessati al mondo elettrico, offrendo informazioni su assegnazioni e procedura d’ordine. La risposta del collezionista, però, è stata tutto fuorché diplomatica. Cheng ha scritto di non poter credere alla proposta e ha aggiunto che non si farebbe mai vedere in giro con quella vettura. Parole durissime, accompagnate da una definizione destinata a rimbalzare tra gli appassionati: per lui la Ferrari Luce sarebbe un “abominio”.

Cheng non si è limitato a contestare l’assenza di un motore termico, tema già sensibile per molti puristi Ferrari. Il collezionista ha attaccato soprattutto il design, giudicato lontano dalla tradizione italiana e non all’altezza del marchio. Secondo lui, Ferrari Luce non sarebbe degna nemmeno di brand generalisti come Hyundai o Kia, figuriamoci di Ferrari. Una frase brutale, che racconta bene quanto il modello tocchi nervi scoperti.
Nel suo messaggio, Cheng avrebbe definito la vettura “anti-italiana”, sostenendo di trovare quasi inconcepibile che un gruppo di designer italiani possa aver approvato un progetto simile. Un’accusa pesante, perché colpisce proprio uno degli elementi più identitari di Ferrari: la capacità di unire prestazioni, eleganza, proporzioni e desiderabilità.
Non è mancato anche un riferimento al prezzo e al posizionamento. Il collezionista ha osservato che chi cerca un’elettrica di fascia alta può già rivolgersi a marchi come Tesla, Rivian o Lucid, spendendo molto meno e conservando una cifra importante per altri lussi. Ma il passaggio forse più pungente riguarda il sistema di assegnazione Ferrari: secondo Cheng, alcuni clienti potrebbero comprare Ferrari Luce non per reale desiderio, ma per migliorare la propria posizione in vista di futuri modelli più ambiti.
Per Ferrari, la vicenda è significativa perché arriva da una persona che rientra proprio nel pubblico a cui il marchio guarda con maggiore attenzione. I commenti online dei puristi possono essere messi in conto, soprattutto quando si parla di elettrificazione. Più difficile è ignorare la reazione di un collezionista contattato direttamente dalla rete vendita, abituato a trattare con supercar, hypercar e vetture da collezione.

La Ferrari Luce si trova così davanti a una sfida complessa: convincere nuovi clienti senza alienare chi ha costruito negli anni un rapporto quasi emotivo con il Cavallino. Per Maranello insomma si tratterà di una vera e propria sfida culturale, estetica, persino simbolica, perché portare l’elettrico dentro Ferrari significa cambiare linguaggio senza perdere quella voce che, per molti appassionati, ha sempre fatto la differenza.
