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Urso avverte Bruxelles e difende Stellantis: “Senza riforme l’auto europea rischia”

Il ministro Adolfo Urso rilancia il tema dell’automotive italiano, rivendicando i primi segnali di ripresa della produzione e un nuovo rapporto con Stellantis dopo l’era Tavares. Per il 2026 potrebbe arrivare l’inversione di tendenza, ma il governo chiede anche una revisione del Green Deal e delle regole Ue su emissioni, energia e concorrenza.

Adolfo Urso

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, torna a mettere l’automotive al centro del dibattito politico e industriale. Intervenendo a TgCom24, il ministro ha rivendicato i primi segnali di ripresa della produzione automobilistica in Italia, collegandoli al cambio di passo nella governance di Stellantis dopo la fine della stagione guidata da Carlos Tavares.

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Urso chiede a Bruxelles nuove regole per l’auto e difende il patto con Stellantis: produzione in ripresa, ma senza riforme l’Europa rischia

Secondo Urso, il precedente progetto industriale non avrebbe dato le risposte attese al sistema italiano dell’auto. Con la nuova governance del gruppo, invece, il ministro vede un’attenzione maggiore verso il Paese e verso gli stabilimenti nazionali. “Finalmente parla italiano, nel senso che pensa all’Italia”, ha affermato, sottolineando come negli ultimi cinque mesi la produzione di auto nel nostro Paese sia cresciuta in modo progressivo.

Per il titolare del Mimit, il 2026 potrebbe essere l’anno dell’inversione di tendenza. Dopo una lunga fase di contrazione, segnata da volumi deboli, cassa integrazione e incertezze sul futuro degli impianti, il governo punta a trasformare il rapporto con Stellantis in un patto industriale capace di garantire continuità produttiva e occupazionale. L’accordo richiamato da Urso prevede il mantenimento di tutti i siti produttivi italiani e la loro progressiva saturazione, cioè un aumento della capacità produttiva.

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Ma il ministro avverte che questo, da solo, non basta. Il nodo principale resta l’Europa. Urso attacca apertamente l’impostazione del Green Deal e chiede una revisione profonda delle regole che oggi incidono sull’industria automobilistica. Secondo il ministro, se non cambiano le norme europee su emissioni, costi energetici e concorrenza internazionale, non sarà a rischio soltanto l’auto europea, ma l’intera manifattura del continente.

Nel mirino ci sono il regolamento sulle emissioni di CO2 per le auto, il Cbam, il meccanismo Ets e le misure di difesa contro la concorrenza cinese. Urso sostiene che l’Italia abbia aperto il “cantiere delle riforme” a Bruxelles e che questo percorso debba chiudersi entro l’anno, perché non ci sarebbe più tempo da perdere.

Il ministro guarda con preoccupazione anche alla Germania. Il rallentamento dell’industria automobilistica tedesca, spiega, rischia di avere ricadute dirette sulla componentistica italiana, fortemente legata alle grandi case tedesche. Se in Germania si riduce la produzione o si chiudono stabilimenti, gli effetti si propagano lungo tutta la filiera europea, coinvolgendo anche fornitori, imprese e lavoratori italiani.

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Per questo il patto con Stellantis viene presentato come un primo argine, ma non come una soluzione definitiva. La tenuta dell’automotive italiano dipenderà dalla capacità di rilanciare gli stabilimenti nazionali e, allo stesso tempo, di modificare un quadro europeo che Urso considera ormai incompatibile con la sopravvivenza industriale del continente.