La Peugeot Proxima è stata (e continua ad essere) una delle concept car più spettacolari e avveniristiche della storia. Il suo approccio creativo sposa perfettamente lo spirito visionario del “leone“, sempre pronto ad aggredire i tempi e le prede.
La presentazione in pubblico del futuristico modello prese forma al Salone dell’Auto di Parigi del 1986. Nella cornice espositiva domestica, la casa francese, reduce dai successi messi a segno dalla 205 Turbo 16 nel Campionato Mondiale Rally, decise di stupire il pubblico.
Lo fece con una proposta ardimentosa, che esprimeva non solo la forza sportiva del marchio ma anche la sua inclinazione a guardare oltre i limiti delle convenzioni, per anticipare gli schemi delle auto del futuro.
La Peugeot Proxima non era una semplice show car, ma un veicolo perfettamente funzionante, dove veniva messo in vetrina il know-how tecnologico aziendale. Possiamo parlare di un vero laboratorio tecnologico viaggiante, capace di attrarre non solo per le alchimie estetiche ma anche per i contenuti costruttivi e ingegneristici.

La concept car transalpina esplorava l’uso di materiali innovativi, sposava un’elettronica avanzata e si giovava di uno studio aerodinamico molto accurato. Della sua dotazione facevano parte persino dei sistemi di assistenza alla guida, che sembravano legati all’universo cinematografico o alla fantascienza, quasi marziana in quel periodo storico.
Fonte di ispirazione, del resto, furono per questa Peugeot l’esplorazione spaziale e l’elettronica aerospaziale, tanto in voga nell’immaginario collettivo di quel tempo. Nomen omen, avrebbero detto i latini: la connessione con l’universo interplanetario e intergalattico è presente nella sigla della concept car in esame, che deriva da Proxima Centauri, la stella più vicina al Sistema Solare.
Il design del modello fu sviluppato in house, dal Centro Stile interno, giovandosi anche in questo caso di una tecnica di progettazione pionieristica in quegli anni: il sistema CAD. Dagli sforzi creativi nacque una vettura dai tratti esasperati e rivoluzionari, con una silhouette radicale e teatrale. Larga, bassissima e completamente avvolta da superfici vetrate, sembrava provenire direttamente da un film di fantascienza.
Il quadro dimensionale può essere assimilato a quello di una supercar degli anni ’80, con una lunghezza di 4.42 metri, una larghezza di oltre 2 metri e un’altezza di soli 1.14 metri: siamo più o meno sullo stesso ordine di misura della Ferrari Testarossa. La Peugeot Proxima rompeva gli schemi e si concedeva agli sguardi con giochi di volumi che scardinavano i codici espressivi convenzionali, per esplorare territori creativi nuovi e irrituali.

Di particolare effetto scenografico la grande cupola trasparente in policarbonato scelta al posto delle tradizionali portiere, che tramite un complesso meccanismo consentiva l’accesso all’abitacolo, lasciando gli spettatori a bocca aperta.
Il corpo del modello faceva uso di materiali compositi, come fibra di carbonio e resine speciali, in anticipo rispetto al trend del settore, anche per quanto riguarda l’altissimo di gamma, supercar incluse. L’uso di questi ingredienti rese possibile contenere il peso finale a quota 1.080 kg, valore eccezionale considerando la complessità tecnica della vettura.
Il compito della spinta era affidato, sulla Peugeot Proxima, a un motore V6 a 24 valvole di 2.849 centimetri cubi di cilindrata, sovralimentato da una coppia di turbocompressori con intercooler. Il risultato? Oltre 600 cavalli di potenza massima, erogati con una spinta travolgente. La punta velocistica della concept car francese si spingeva nel territorio dei 348 km/h.
Il vigore propulsivo del modello giungeva al suolo tramite un complesso sistema di trazione integrale elettronica, che metteva a frutto l’esperienza maturata dal “leone” nei rally con la 205 Turbo 16. In condizioni normali la Peugeot Proxima funzionava come una trazione posteriore, ma all’occorrenza una dose di coppia veniva trasferita automaticamente all’asse anteriore. Una soluzione che ha avuto un seguito nella produzione automobilistica mondiale.
L’azione frenante era affidata a un evoluto impianto a quattro dischi ventilati in carbonio con ABS. Della dotazione del mezzo facevano parte dei sistemi di controllo elettronico della pressione degli pneumatici. Futuristico pure l’abitacolo della Peugeot Proxima, con i suoi schermi LCD a colori ad alta definizione, che rimpiazzavano la strumentazione tradizionale. L’auto francese disponeva inoltre di radar anticollisione, di un navigatore satellitare e di un head-up display.
Si trattava, quindi, di un vero laboratorio di idee, tecnologie e scelte estetiche. A 40 anni dalla sua presentazione, la Peugeot Proxima continua a sorprendere per modernità, audacia e coerenza progettuale. Chapeau!








Fonte | Stellantis
