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Ferrari 288 GTO: l’iconica auto sportiva che inebria anche in video

Ferrari GTO
Foto Ferrari

Un video di taglio cinematografico, pubblicato da 1600Veloce, torna a regalarci le emozioni della Ferrari GTO, con riprese interne ed esterne che inebriano l’apparato sensoriale, anche se il ritmo è stradale, non da corsa, visto il set.

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L’auto protagonista delle riprese è quella con telaio numero 54225. Fu consegnata al fortunato proprietario nel mese di febbraio del 1985, da Autoexpo Filderstadt. Nel 1988 varcò l’Oceano, per finire negli Stati Uniti, dove trovò accoglienza nel punto vendita di Giuseppe Risi, titolare della concessionaria Ferrari di Houston, in Texas.

Poi alcuni altri passaggi di proprietà, che hanno segnato la storia dell’esemplare, curato sempre con tutti i riguardi. A un certo punto del suo percorso di vita, questa GTO fu restaurata dall’apposito reparto della casa di Maranello, che le assegnò pure la certificazione Ferrari Classiche, quando le lancette del tempo segnavano l’anno 2011.

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Seguirono altre vendite del veicolo, ora nella disponibilità di uno specialista di supercar, che torna ad offrire la sublime “rossa” alla tentazione dei potenziali acquirenti. Di certo non mancherà l’interesse.

La Ferrari GTO, nata nel 1984, è un mito intramontabile del “cavallino rampante”. Con lei si è aperto il filone delle supercar in serie limitata top di gamma, che periodicamente scrivono le note dell’eccellenza tecnologica, emotiva e prestazionale del marchio (e non solo).

Questa è un’opera d’arte assoluta, una delle creazioni più appaganti mai uscite dai cancelli di Maranello. In lei si celebra la storia e la connessione col mondo delle corse. Il nome evoca quello della leggendaria 250 GTO: un atto di ardimento, ma nessuno ebbe nulla da ridire alla vista del risultato finale.

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Anche se non ha il palmares sportivo della gloriosa antesignana, la Gran Turismo Omologata di nuova generazione regge bene il confronto. Come l’altra, è entrata nel cuore di tutti, con la forza del suo carisma. Impossibile non innamorarsene.

Ci sono automobili capaci di proiettare in un universo parallelo, dove le parole non bastano a descrivere le scariche di adrenalina e la gioia sensoriale che si provano a bordo (o anche solo alla vista). La Ferrari GTO fa esattamente questo.

A dispetto degli oltre otto lustri passati dal debutto, la sua freschezza estetica è disarmante. Le linee della sua carrozzeria sono eterne e non patiscono, nemmeno in minima parte, il flusso del tempo.

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Il debutto del modello in società avvenne al Salone dell’Auto di Ginevra del 1984. La cornice giusta per tenere a battesimo una vettura così prestigiosa, destinata inizialmente a prendere forma in soli 200 esemplari per l’omologazione in Gruppo B.

Le richieste furono però così alte che la casa madre, per non deludere alcuni clienti storici rimasti fuori dalla entry-list, decise di portare il volume produttivo a 272 unità. Tanti gli owner illustri della Ferrari GTO.

Sotto la sua pelle, che fa largo uso di materiali speciali e pionieristici come il kevlar, batte un cuore di matrice squisitamente racing. Si tratta di un motore V8 biturbo da 2.855 centimetri cubi di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di 400 cavalli a 7.000 giri al minuto, con un picco di coppia di 496 Nm a 3.800 giri al minuto, su un peso a secco di soli 1.160 chilogrammi.

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Quelli prima citati sono numeri che all’epoca ridefinirono i parametri del mercato, traducendosi in prestazioni strabilianti: uno scatto da 0 a 100 km/h in soli 4.9 secondi e una velocità di punta capace di abbattere il muro dei 305 km/h. C’è chi, per descrivere questa meraviglia, aggiunge alla sigla il codice numerico 288. Personalmente, preferisco chiamarla con il suo nome ufficiale.

L’aspetto muscolare e sportivo della Ferrari in esame rapisce i sensi sin dal primo sguardo. Impossibile resistere al richiamo delle sue seduzioni. Gran parte del merito va all’estro creativo di Pininfarina. Pur mantenendo alcuni accenni grafici alla 308, i volumi, le proporzioni e le dimensioni della GTO sposano una caratterizzazione specifica e molto più aggressiva.

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Questa supercar appartiene di diritto alla stirpe più nobile della casa emiliana. Non ha bisogno di un motore a 12 cilindri per dimostrare il suo pedigree: la sua superiorità è scritta nel DNA. Con questa Ferrari prese avvio il cammino delle cosiddette “big six”, ambasciatrici del migliore know-how aziendale. Dopo di lei, in questa famiglia, è stato il turno delle F40, F50, Enzo, LaFerrari ed F80.

Fonte | Ferrari