Come forse saprete, una Ferrari Testarossa è stata trasformata in uno stravagante mezzo a 6 ruote dal gusto altamente sacrilego. Adesso non merita più il “cavallino rampante“. Per i puristi come me, che non sopportano nemmeno un adesivo sulle auto di Maranello, questa creatura è un oltraggio alla storia, al mito e al senso del gusto. Non tutti, però, la pensano allo stesso modo. Ecco perché ha preso forma un simile obbrobrio.
Lo strampalato modello, nato in questa veste sull’altra sponda dell’Oceano, torna a rimbalzare sui media per la sua partecipazione a Gumball 3000, noto evento automobilistico internazionale ideato nel 1999 da Maximillion Cooper. Qui la (ex) Ferrari Testarossa, nella configurazione a 6 ruote, ha saputo suscitare grande curiosità, non sempre benevola immagino.
I due video che accompagnano l’articolo mostrano alcuni momenti del suo intervento allo show motoristico, andato in scena quest’anno in America. Nei fotogrammi c’è il resoconto di diverse fasi del viaggio. Il tutto con una flotta di veicoli di supporto, comprensiva di una Rolls-Royce Cullinan completamente personalizzata.
L’edizione 2026 di Gumball 3000, che spegne quest’anno le 27 candeline, si è svolta negli scorsi giorni, partendo da Miami, con la (ex) Ferrari Testarossa a 6 ruote in testa al gruppo, composto da auto esotiche e supercar da mille e una notte. Gli organizzatori hanno voluto celebrare la “Road to the World Cup“, che ha impegnato i protagonisti in un tragitto di circa 4.800 km.
Oltre 100 gli equipaggi al via, per tuffarsi nella straordinaria avventura, giunta al suo epilogo a Città del Messico, dove i partecipanti hanno assistito alla gara inaugurale della Coppa del Mondo FIFA 26. Le tappe principali hanno incluso Amelia Island, New Orleans, Austin, Monterrey e San Miguel de Allende. Più di 40 nazionalità diverse hanno composto il parterre, che si è giovato anche della presenza di alcuni vip.
Nell’ambito di questa edizione di Gumball 3000, la (ex) Ferrari Testarossa a 6 ruote ha richiamato molti sguardi. Penso che la stragrande maggioranza non siano stati di ammirazione. Almeno lo spero. Trasformare una delle auto più iconiche del “cavallino rampante” in questo modo è un oltraggio all’arte.
Ci sono espressioni del genio umano che dovrebbero rimanere inviolabili, protette da un’aura di assoluto rispetto. La supercar emiliana degli anni ottanta è esattamente questo: un monumento all’estetica automobilistica; un capolavoro assoluto firmato Pininfarina. Nel suo seducente corpo, ogni singola linea, dal muso fino alla strepitosa coda, rasenta la perfezione, anzi la supera.
Per chi ama davvero i gioielli a quattro ruote, questa vettura non è un semplice mezzo di trasporto, ma una scultura semovente che regge il confronto con le più grandi opere d’arte della storia. Modificarne anche solo un bullone è un atto di pura profanazione.
Purtroppo il relativismo moderno e la ricerca disperata di un’originalità fine a se stessa spingono qualcuno a compiere veri e propri scempi, giustificati dal solito e abusato schermo del “non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace”. Una frase fatta, che può giustificare ogni bruttura. La bellezza vera, invece, è oggettiva. Anche Socrate lo diceva.
Nella sua veste originale, la Ferrari Testarossa è una magnifica espressione del concetto. Il suo fascino ha una natura universale, magnetica e intramontabile. Questa sportiva meriterebbe un posto tra i capolavori del Louvre, nella sua integrità. Se un cerchio non originale rappresenta già un peccato veniale fastidioso, aggiungere un terzo asse e stravolgere il look e le architetture di un simile gioiello supera i confini della decenza. Signori ecco a voi una mostruosità a sei ruote.
Possiamo parlare a piena ragione di un disastro stilistico e di una violenza etica e culturale. Un insulto alla grazia dell’auto di partenza; un mix grottesco che ferisce profondamente il cuore di qualsiasi appassionato autentico. Non è noto se la furia distruttrice abbia colpito anche il nobile motore a 12 cilindri da 5 litri, ma l’impatto visivo è già di per sé una pugnalata al petto. Nessun affinamento successivo potrà mai redimere un simile peccato contro la storia dell’auto.
La Ferrari Testarossa degli anni ’80 è stata il simbolo di un’epoca, un’icona planetaria celebrata sui poster di tutto il mondo. A consacrarla ulteriormente nell’immaginario collettivo ci hanno pensato le presenze televisive, su tutte quella nella serie di “Miami Vice“. Oggi come allora rimane un oggetto del desiderio per pochi eletti, un mito che merita solo di essere conservato nella sua totale e rigorosa originalità.
Vedere un simile pezzo di storia ridotto in questo stato lascia senza parole. Vi lasciamo alle immagini dei video, che ripropongono l’interpretazione a 6 ruote durante la sua partecipazione a Gumball 3000. Sono fotogrammi decisamente sconsigliati ai deboli di cuore.
