La Maserati 350S non è la Sport più bella o vittoriosa della casa del “tridente” e non è neppure molto conosciuta dal grande pubblico, ma ha fascino da vendere. Costruita fra il 1956 e il 1957, in soli 3 esemplari, vanta oggi la ragguardevole età di 70 anni.
Il tempo, purtroppo, passa in fretta e non fa lo sconto neppure ai miti dell’automobilismo mondiale, come Maserati. La barchetta emiliana di cui ci stiamo occupando continua però ad albergare nel cuore degli appassionati, per la sua storia e per il suo carisma imperituro.
A renderla più esotica ci pensa la rarità: solo 3 esemplari presero forma nell’arco del suo ciclo di vita. Poi giunse la 450S, più matura ed affilata, anche sul piano estetico, che ne prese il posto, spingendo verso nuovi lidi i confini dinamici della specie.
Ancora oggi, la 350S è ricordata con affetto dai nostalgici, legati all’epoca romantica della casa modenese e, più in generale, dell’automobilismo. Compatta e leggera, questa Maserati aveva una struttura da corsa. Del resto era stata pensata espressamente per il motorsport.
Sul telaio in traliccio di tubi di acciaio variamente dimensionati trovava ancoraggio una carrozzeria in alluminio di dimensioni contenute, plasmata dal grande Medardo Fantuzzi. Queste le misure della vettura modenese: 420 centimetri di lunghezza, 150 centimetri di larghezza, 98 centimetri di altezza. Il tutto per un peso di soli 780 chilogrammi.
Facile intuire l’intensità della spinta, visto che sotto il cofano anteriore della Maserati 350S trovava accoglienza un’unità propulsiva a 6 cilindri in linea da 3.5 litri, in grado di sviluppare una potenza massima di 325 cavalli a 6.200 giri al minuto, nel suo step più performante.
Parliamo di un motore completamente nuovo e ben diverso da quello installato sulla 300S, di cui prese il posto. La sua energia giungeva a terra, sulle ruote posteriori, col supporto di un cambio manuale a cinque rapporti, che permetteva uno sfruttamento ottimale del vigore energetico del modello, a tratti esuberante.
Il progetto della Maserati 350S, come per altre opere del “tridente”, porta la firma di Giulio Alfieri, nome ben noto agli appassionati di automobilismo. Il primo esemplare della famiglia, con 290 cavalli al servizio delle prestazioni, ebbe un brutto incidente alla Mille Miglia del 1956, con Stirling Moss al volante. Le ferite sull’auto furono di tale portata da spingere alla demolizione dell’esemplare.
Sulla terza vettura della famiglia avvenne un trapianto genetico, con la sostituzione dell’unità propulsiva iniziale, costretta a lasciare spazio a un motore V12 di pari cilindrata, in grado di sviluppare 335 cavalli di potenza massima a 9.000 giri al minuto. Oggi si trova in Belgio.
L’unico esemplare rimasto quindi nella configurazione iniziale è il numero 2 della serie, che attualmente è di stanza negli Stati Uniti d’America. Nessuna vittoria di rilievo si segnala nella carriera agonistica della Maserati 350S, ma questo non ha impedito di regalarle un posto luminoso nella storia del marchio del “tridente”. Lo merita, per il coraggio del suo progetto e per il fascino estetico, non da prima della classe, ma comunque esuberante. La 350S è ricordata più per essere stata un’auto da test e sviluppo che per il suo palmarès.
