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Volkswagen, Stellantis e Renault fanno fronte comune: “Basta slogan, serve vero Made in Europe per l’auto”

Volkswagen, Stellantis e Renault chiedono a Bruxelles di rafforzare il “Made in Europe” con una quota del 70% di contenuti prodotti nell’Ue per le auto vendute nel mercato comunitario. I costruttori sollecitano sostegni alla filiera, soprattutto per le batterie, e una strategia industriale capace di difendere la competitività europea nella transizione elettrica.

Stellantis Mirafiori

L’industria automobilistica europea prova a rimettere il tema della produzione al centro del dibattito politico di Bruxelles. Volkswagen, Stellantis e Renault, i tre grandi gruppi che da soli rappresentano una parte enorme della manifattura auto nel continente, hanno scelto di muoversi insieme con una proposta chiara: rafforzare davvero il “Made in Europe”, non come slogan, ma come criterio industriale misurabile.

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Volkswagen, Stellantis e Renault chiedono a Bruxelles regole concrete per un vero Made in Europe: più filiera, batterie e valore industriale nell’auto

La formula scelta è semplice e immediata: “70:70 nell’Ue27”. In pratica, l’obiettivo sarebbe arrivare a vendere in Europa veicoli composti per almeno il 70% da contenuti prodotti all’interno dell’Unione europea, con una quota analoga applicata al complesso delle auto commercializzate nel mercato comunitario. Non si parla soltanto di assemblaggio finale, ma di tutta la catena del valore: progettazione, componentistica, software, batterie, tecnologia e manifattura avanzata.

Il messaggio arriva in un momento particolarmente delicato. L’auto europea è stretta tra la transizione elettrica, che richiede investimenti enormi, e una concorrenza globale sempre più aggressiva. I costruttori asiatici, in particolare, possono contare su filiere più integrate, costi spesso inferiori e politiche industriali più incisive. Per i gruppi europei, continuare a competere con regole più pesanti e strumenti meno efficaci rischia di indebolire la base produttiva del continente.

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Da qui la richiesta a Bruxelles: il “Made in Europe” deve diventare una leva concreta di politica industriale. Secondo i costruttori, serve un quadro realistico, capace di attrarre investimenti, sostenere la competitività e riconoscere il divario di costi che separa l’Europa da altri grandi poli automobilistici mondiali.

Il nodo più sensibile resta quello delle batterie. Senza una filiera europea solida, l’auto elettrica rischia di dipendere dall’estero proprio nel componente più strategico e costoso. Per questo Volkswagen, Stellantis e Renault chiedono sostegni mirati alla produzione di batterie nel continente, insieme a misure che favoriscano il ritorno in Europa di attività oggi concentrate altrove.

C’è poi il tema delle auto piccole, storicamente centrali per il mercato europeo ma sempre più difficili da rendere profittevoli nell’era elettrica. Batterie, software e nuove tecnologie pesano sui costi e rischiano di spingere verso l’alto i prezzi finali. Per questo i costruttori chiedono flessibilità e strumenti capaci di rendere le elettriche davvero accessibili, non solo attraverso incentivi all’acquisto, ma con una strategia industriale più ampia.

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La sfida principalmente riguarda dove saranno progettate, dove verranno costruite e quanta parte del loro valore resterà in Europa. Per i grandi costruttori, il tempo delle dichiarazioni è finito: ora servono regole e strumenti per evitare che la transizione verde si trasformi in una perdita di peso industriale.