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Lancia, il retroscena di Olivier François: “Doveva chiudere, Marchionne mi chiese di salvarla”

Olivier François ripercorre il difficile periodo alla guida di Lancia, quando Sergio Marchionne gli affidò un marchio in crisi quasi destinato alla chiusura. In un’intervista ad Autocar, il CEO di Fiat racconta i tentativi di rilancio, i progetti ambiziosi per Delta Integrale e Stratos, poi ridimensionati in soluzioni più sostenibili come Ypsilon e Delta.

Olivier François

Olivier François torna a parlare degli anni più delicati della sua carriera e lo fa ricordando una delle esperienze più complesse: la guida di Lancia. L’attuale CEO di Fiat, in una lunga intervista concessa ai colleghi inglesi di Autocar, ha ripercorso il periodo in cui Sergio Marchionne lo chiamò a occuparsi dello storico marchio torinese, allora in una fase di profonda crisi.

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Olivier François racconta il difficile rilancio di Lancia: Marchionne gli affidò un marchio quasi destinato alla chiusura, tra sogni e compromessi

François racconta che fu proprio Marchionne a portarlo ai vertici di Lancia, mentre era in Citroën. L’incarico, però, non aveva nulla di semplice. Secondo quanto riferito dal manager, il destino del brand sembrava quasi segnato. “Lancia avrebbe dovuto chiudere”, ha spiegato ad Autocar, ricordando che l’idea di Marchionne era quella di capire cosa potesse fare “questo tipo un po’ folle, con una mentalità artistica e anche qualche competenza di marketing” per provare a fargli cambiare idea.

Il quadro era tutt’altro che incoraggiante. In quegli anni il Gruppo Fiat viveva una fase molto difficile e, nelle parole di François, era “a due macchine dal disastro”. Una di queste era la Lancia Thesis, modello ambizioso ma commercialmente complicato. Quando il manager si presentò con una proposta di investimento per rilanciare Lancia, la reazione interna fu fredda: “Mi guardarono come per dire: ‘Stai scherzando?’”.

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Il piano iniziale era audace, forse troppo. François immaginava una nuova Lancia Delta Integrale e una nuova Stratos, due nomi capaci di riaccendere immediatamente l’entusiasmo degli appassionati. Ma la realtà industriale impose presto un’altra strada. “Stavo sostenendo delle cose che erano oggettivamente rischiose. È andata malissimo”, ha ammesso.

La situazione migliorò solo quando Lancia venne ricondotta sotto l’ala protettiva di Fiat, con modelli più sostenibili dal punto di vista industriale: la Ypsilon sviluppata sulla base della 500 e la Delta derivata dalla Bravo. Soluzioni concrete, anche se lontane dal sogno di riportare in vita i grandi miti sportivi del marchio.

“È stato un malinteso”, ha spiegato François, convinto inizialmente che Marchionne volesse affidargli un rilancio in grande stile, con investimenti miliardari. “Non passerò mai alla storia come colui che ha fatto rivivere la Stratos e la Delta Integrale, ma nemmeno come colui che ha ucciso il marchio”, ha aggiunto.

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Dopo Lancia arrivarono Chrysler e poi Fiat. Un percorso segnato da marchi da salvare, rilanciare o reinventare. Ma il capitolo Lancia resta uno dei più emblematici: non il ritorno glorioso che molti sognavano, ma forse il passaggio che evitò al marchio una fine anticipata.