La Citroën Méhari è nota a tutti, ma solo pochi conoscono l’identità della persona che sta dietro la sua nascita. Si tratta di un uomo straordinario e fuori dagli schemi, in linea con lo spirito della scoperta del “double chevron“. Parliamo del marchese Roland Paulze d’Ivoy de la Poype.
Militare dell’aeronautica e poi imprenditore visionario, questo geniale individuo seppe intrecciare la sua storia con quella della casa automobilistica francese. L’apporto prese forma da un’intuizione molto innovativa per quegli anni: l’utilizzo della plastica per la costruzione della carrozzeria. Una soluzione applicata sul modello in esame, che non sarebbe mai esistito senza il suo apporto.
La Citroën Méhari deve molto a lui. Dopo la carriera da aviatore militare, conclusa a 27 anni, nel lontano 1947, Roland Paulze d’Ivoy de la Poype decise di reinventare la sua vita, percorrendo nuove strade. Decise di puntare sulle attività produttive.
Per farlo, investì il capitale di famiglia nell’allestimento di una fabbrica, diventando un giovanissimo industriale. Il prodotto? La plastica, il nuovo materiale che stava rivoluzionando il mondo. Tra i clienti della sua azienda anche la Citroën.
De la Poype, dopo una circostanza infelice, intuì il potenziale del nuovo ingrediente per plasmare la carrozzeria di un’auto. Si mise subito all’opera. Lo fece inizialmente in via autonoma, lavorando su un telaio del “double chevron”.
Nacque così la Méhari, la prima della stirpe, che De la Poype presentò personalmente a Pierre Bercot, presidente e direttore generale di Citroën, il quale accolse la proposta, ma non con eccessivo entusiasmo. Si limitò a dire: “Interessante, la commercializzeremo”.

Fu l’inizio del cammino per un modello leggendario, che sbocciò sul green. Il suo debutto avvenne infatti sul prato del campo da golf di Deauville. Era il 16 maggio 1968 quando il mondo scopriva la Mehari, una scommessa stilistica e concettuale nata dall’estro visionario di Roland de La Poype.
Possiamo parlare di una rivoluzione a quattro ruote. Quello che si presentava come un atipico e spartano pick-up in plastica ABS sarebbe diventato, contro ogni iniziale prudenza del management transalpino, un’icona immortale della storia dell’auto.
Sotto la sua carrozzeria stravagante e fuori dagli schemi batteva il cuore meccanico della Dyane 6, fornitrice della base tecnica. Fu l’inizio di una straordinaria avventura commerciale durata quasi vent’anni, fino al congedo definitivo nel 1987.
In totale, dalle linee di montaggio di Forest (in Belgio) e di altri sette impianti dislocati tra Francia, Spagna e Portogallo, uscirono ben 144.953 esemplari della specie, incluse le rare varianti 4×4 prodotte in poco più di 1.200 esemplari.
Portatrice di essenzialità e versatilità, la Citroën Méhari aveva uno spirito libero. Il nome scelto per questa “spiaggina” non era un semplice vezzo fonetico. “Mehari” evoca infatti i dromedari del Sahara, celebri per la loro straordinaria sobrietà e per la capacità di resistere ai climi più ostili. Un accostamento perfetto per una vettura che faceva della versatilità il suo tratto distintivo.
Nonostante la forte vocazione estiva, che la vede ancora oggi protagonista indiscussa delle località di mare più esclusive, la Mehari non temeva i mesi invernali. Merito di una copertura totale capace di difendere l’abitacolo quando necessario. Grazie all’architettura modulare interna, questa creatura era in grado di ospitare all’occorrenza fino a quattro passeggeri.
Particolarmente contenuti i costi di gestione. Anche i piccoli contatti non si rivelavano un salasso. Il merito va ascritto ai soli 11 pannelli che compongono la carrozzeria, molto facili da riparare o da sostituire. Per lavarla dentro e fuori basta una semplice canna dell’acqua.
Oltre al modello base, nel 1983 arrivarono le celebri serie speciali Plage e Azur della Citroën Méhari, mentre dal 1979 la trazione integrale ne estese i confini operativi.
La spinta di questo mito pop è affidata a un piccolo e generoso motore bicilindrico da 602 centimetri cubi, raffreddato ad aria. Con una potenza oscillante tra i 28 e i 32 cavalli, il propulsore doveva muovere una massa piuma di appena 475 chilogrammi a secco: così l’agilità e il divertimento erano garantiti in ogni contesto.
Oltre a servire fedelmente in svariati ambiti professionali, la Citroën Méhari seppe conquistare anche i riflettori del piccolo schermo. La sua apparizione più celebre resta senza dubbio quella al fianco di Louis de Funès nella saga cinematografica de “Il gendarme di Saint-Tropez“, un ruolo che ha consacrato definitivamente la simpatica e umile vettura del “double chevron” nell’immaginario collettivo globale.
Fonte | Stellantis
