Appartengono ad epoche molto diverse, ma sono accomunate dallo stesso marchio e dall’architettura V8. Le Ferrari 308 GTB e 849 Testarossa sono due “rosse” lontanissime fra loro, anche sul piano prestazionale e ingegneristico, oltre che su quello estetico e del posizionamento di listino.
Hanno però, in comune, un motore ad 8 cilindri alle spalle dell’abitacolo, pur se quello dell’auto più recente ha una cubatura maggiore, tanta tecnologia in più, due turbine a soffiare con vigore, l’energia aggiuntiva dei tre cuori elettrici. Ci basta, però, la relazione di base per posizionarle nello stesso post, come espressioni luminose di due momenti storici diversi della casa di Maranello. Eccole a confronto.
Ferrari 308 GTB

Poche auto sanno sfidare lo scorrere del tempo con la grazia eterna della Ferrari 308 GTB. Non si tratta di una di quelle vetture sportive capaci di esprimere solo prestazioni, ma di un autentico capolavoro di design automobilistico, le cui proporzioni e i cui tratti scrivono una perfezione estetica assoluta.
Sin dal debutto, che prese forma al Salone di Parigi nel 1975, questa straordinaria “rossa” ha sempre lasciato tutti con la bocca aperta al suo cospetto. Leonardo Fioravanti seppe disegnare per Pininfarina delle linee straordinarie, che vestono con grazia sublime la meccanica. Non c’è un solo dettaglio fuori posto. Tutto si trova esattamente dove dovrebbe essere, in un quadro scultoreo e impeccabile, che trasuda fascino e carisma da ogni angolazione.
Declinata anche in versione GTS, ossia con tettuccio rigido asportabile, la Ferrari 308 GTB ha un impatto a dir poco dirompente: c’è una poesia materica unica nella sua silhouette, che rapisce i sensi. A dare supporto al magnifico abito ci pensa un telaio a traliccio tubolare in acciaio, garanzia di solidità e leggerezza. Negli esemplari iniziali la carrozzeria venne realizzata in vetroresina. In questa veste la “rossa” in esame spunta oggi quotazioni più alte rispetto alle successive varianti in acciaio, penalizzate da un aggravio di peso di ben 150 chilogrammi.
Cuore pulsante della Ferrari 308 GTB (e GTS) è un raffinato motore V8 aspirato da 3.0 litri di cilindrata. Nella sua configurazione nativa a 2 valvole per cilindro e con alimentazione a carburatori, questa unità propulsiva esprimeva 255 cavalli di potenza massima a 7.700 giri al minuto. La cifra scendeva a 240 cavalli per la declinazione statunitense, depotenziata per rispettare i primi severi vincoli ecologici d’oltreoceano, meno permissivi di quelli europei.
L’energia propulsiva giungeva al suolo tramite un cambio manuale a 5 marce, gestito attraverso il selettore a griglia, per uno scatto da 0 a 100 km/h in 6.5 secondi e una velocità massima di 252 km/h. Nel 1980, l’introduzione dell’iniezione meccanica Bosch K-Jetronic (che aggiunse la “i” alla sigla) da un lato accontentò le normative antinquinamento, ma dall’altro ferì il cuore degli appassionati. La potenza scivolò infatti a soli 214 cavalli, un valore decisamente basso per il blasone di una “rossa”.
La risposta della casa di Maranello non si fece attendere e si concretizzò con l’arrivo della Quattrovalvole, che seppe riportare il vigore energetico a quota 240 cavalli, espressi a 7.000 giri al minuto. In questa veste, il modello tornò subito a guadagnare il favore del mercato. Non poteva che essere così.
A spingere la Ferrari 308 nell’olimpo della cultura pop globale contribuì in modo decisivo anche il piccolo schermo. Impossibile non associare la variante GTS alle avventure televisive di “Magnum P.I.”, con l’attore Tom Selleck che, nell’arco di otto stagioni, si alternò alla guida di tutte le evoluzioni motoristiche del modello.
Al termine di una carriera commerciale straordinariamente longeva, il testimone passò alla Ferrari 328. Quest’ultima, spinta da un propulsore da 3.2 litri e 270 cavalli, beneficiò di finiture più curate e di un look aggiornato agli standard degli anni Ottanta.
Sebbene i ritocchi al frontale avessero reso il muso leggermente più massiccio, privandolo di un pizzico di quella leggiadria assoluta che caratterizzava l’antesignana, Pininfarina seppe confezionare l’ennesimo miracolo di stile. Davanti a tanta bellezza, non resta che togliersi il cappello. Chapeau!
Ferrari 849 Testarossa

La Ferrari 849 Testarossa è la regina prestazionale ed energetica fra le “rosse” del listino ordinario, di cui non fa parte la limited edition F80. Questa sportiva è un fiore all’occhiello ingegneristico, ma sul look ci sono pareri discordanti. Con lei si è acceso il dibattito estetico, con qualche malcontento per i puristi del design. Nessuno, però, osa criticare i suoi numeri e le sue finezze tecnologiche.
Con la creatura che stiamo analizzando, la casa del “cavallino rampante” ha creato un’auto di “serie” che, per contenuti e dinamismo, bussa alle porte del segmento riservato alle serie speciali più estreme. Il merito è dell’eccellente lavoro svolto dai progettisti, facendo tesoro dell’expertise maturata nel mondo delle corse.
Qui la sapienza agonistica è stata riversata con il giusto dosaggio su una sportiva stradale che vuole assecondare le note del piacere, in un’ampia gamma di vibrazioni sensoriali. La spinta si giova delle doti di un sistema propulsivo ibrido plug-in, il cui epicentro è il V8 termico biturbo da 4.0 litri di cilindrata. Quest’ultimo è capace, da solo, di sviluppare 830 cavalli, cui vanno aggiunti quelli messi in scuderia dai tre cuori elettrici, per una potenza combinata di 1.050 cavalli.
Siamo 50 cavalli oltre la SF90 Stradale, di cui la Ferrari 849 Testarossa ha preso il posto in listino. I numeri sono da capogiro e proiettano l’auto nell’Olimpo delle prestazioni, con un’accelerazione balistica, resa possibile anche dalla trazione integrale: scatto da 0 a 100 km/h in meno di 2.3 secondi, da 0 a 200 km/h in 6.35 secondi, punta velocistica di oltre 330 km/h.
Ancora più impressionante il tempo sul giro messo a segno sulla pista di Fiorano (1’17″50), che la pone al secondo posto fra le auto stradali del “cavallino rampante”. Solo la F80 fa meglio, ma lì siamo su un altro pianeta. La Ferrari 849 Testarossa regala un’eccellente simbiosi tra uomo e macchina, fornendo un’esperienza sensoriale di altissima gamma. Questa vettura pennella le curve in pista con una disinvoltura disarmante.
La cosa straordinaria è che le sue performance, per quanto stellari, maturano in un prodotto che non crea ansia nei guidatori non abituati ad usare tuta e casco nel fine settimana. Peccato per l’assenza di un V12, ma qui hanno prevalso elementi di scelta meno legati al sentimentalismo. Sul piano estetico, nella parte posteriore, si colgono dei riferimenti allo stile della 512 S e 512 M da gara, ma in un quadro completamente nuovo, che non imita ma evoca.
Fonte | Ferrari
