La Ferrari Luce continua a far discutere. La prima auto completamente elettrica sviluppata dalla Casa di Maranello è diventata, in poche settimane, una delle vetture più commentate degli ultimi anni. Dopo le prime reazioni del pubblico e il parere di Giorgetto Giugiaro, arriva ora una nuova voce autorevole dal mondo del design: quella di Fabio Filippini, ex direttore del design in Pininfarina.
L’ex capo design Pininfarina critica la Ferrari Luce: proporzioni goffe, linee poco decise e un risultato che per lui manca di dinamismo ed emozione
Il giudizio di Filippini è netto e si inserisce in un dibattito già molto acceso. La Ferrari Luce, nata con il contributo di LoveFrom, lo studio fondato da Jony Ive, ha rappresentato per Maranello un passaggio storico: l’ingresso ufficiale nell’era dell’elettrico. Proprio per questo, secondo il designer, le aspettative erano altissime.
“Aspettavo con curiosità. Con un cambio di paradigma così radicale ci si poteva aspettare qualcosa di veramente rivoluzionario”, ha spiegato Filippini. La sua impressione, però, non è stata positiva. E, a suo dire, non si tratterebbe di una posizione isolata: “Tantissimi colleghi la pensano allo stesso modo”.

Il punto centrale non riguarda soltanto il gusto personale o la reazione emotiva degli appassionati. Filippini prova infatti ad andare oltre la semplice bocciatura estetica, concentrandosi sul linguaggio formale della vettura. Secondo l’ex designer Pininfarina, il limite principale della Ferrari Luce sarebbe la mancanza di dinamismo visivo.
“La metterei nella categoria della staticità”, ha osservato. Per Filippini, un’automobile dovrebbe sembrare in movimento anche da ferma, grazie al modo in cui le superfici vengono modellate e la luce scorre sulla carrozzeria. “Un’auto non è un oggetto statico, è un oggetto in movimento. E questa sensibilità manca nella Luce”, ha aggiunto.
Il designer punta poi l’attenzione sulle proporzioni, considerate uno dei nodi più critici del progetto. La Ferrari Luce, secondo la sua analisi, nascerebbe da un’impostazione tecnica complessa: cinque posti, pacco batterie nel pianale e dimensioni vicine ai cinque metri di lunghezza, due di larghezza e 1,6 di altezza. Un volume che, secondo Filippini, richiama quello di molti SUV elettrici di segmento D.
Per compensare questa massa visiva, sarebbero state adottate ruote da 24 pollici, pensate per far apparire il corpo vettura più compatto. Una soluzione che però, secondo il designer, non basta a risolvere il problema: “Le proporzioni rimangono goffe”.

Critico anche il giudizio sulle linee. Filippini le definisce “molli” e “poco decise”, sottolineando la differenza tra semplicità e banalità. A suo avviso, un car designer può rendere dinamica anche una superficie molto pulita lavorando su tensioni, accelerazioni e piccoli cambi di ritmo. Nella Luce, invece, questi elementi sarebbero troppo regolari e prevedibili.
La sintesi finale è dura: “È un oggetto statico senza anima, senza emozione”. Una definizione particolarmente pesante se riferita a Ferrari, marchio che da quasi ottant’anni costruisce la propria identità su passione, prestazioni e coinvolgimento.
