in

Stellantis, allarme da Melfi: “Servono modelli accessibili, non solo SUV costosi”

A Melfi il rientro in fabbrica dopo lo stop del 2 giugno riaccende dubbi sul futuro dello stabilimento Stellantis. Tra cassa integrazione, uscite incentivate e modelli giudicati troppo costosi, un operaio racconta un clima di attesa e sfiducia, mentre il piano industriale con cinque nuovi modelli non sembra ancora garantire lavoro stabile.

Stellantis Melfi

A Melfi il rientro in fabbrica dopo la settimana di stop a cavallo del 2 giugno si apre con un misto di attesa, prudenza e disillusione. Nello stabilimento Stellantis di San Nicola, il tema resta sempre lo stesso: i nuovi modelli annunciati saranno davvero sufficienti a riportare lavoro stabile sulle linee?

Advertisement

A Melfi cresce la sfiducia sul piano Stellantis: gli operai chiedono auto accessibili e più lavoro

A raccontare il clima è un operaio del Montaggio, le cui dichiarazioni sono state rese a Basilicata24.it. “In giro iniziamo a vedere diverse Jeep Avenger, questo vuol dire che quando le auto non costano troppo, si comprano”, osserva il lavoratore. Una frase che sintetizza una preoccupazione ormai diffusa: il mercato risponde quando i prezzi sono accessibili, mentre molti dei modelli destinati a Melfi vengono percepiti come troppo costosi per il cittadino medio.

“In giro iniziamo a vedere Jeep Avenger e qualche Panda”, aggiunge l’operaio. Il riferimento trova riscontro anche nei dati di vendita italiani, dove modelli come Pandina, Leapmotor T03 e Jeep Avenger mostrano segnali incoraggianti. Proprio Leapmotor, marchio cinese legato a Stellantis da una joint venture, viene visto con interesse anche tra gli operai.

Advertisement

“I cinesi hanno grosse tecnologie, stanno avanti di 20 anni”, afferma ancora la fonte a Basilicata24.it. “Questo apparentamento voluto da Filosa è positivo. È vero, loro così aggirano i dazi europei, ma nel frattempo noi comunque venderemo di più”.

A Melfi, però, al momento non si intravede alcun coinvolgimento cinese diretto. Il futuro dello stabilimento lucano resta affidato al piano industriale e ai cinque modelli previsti: DS 8, nuova Jeep Compass, DS 7, Lancia Gamma e un’Alfa Romeo attesa dal 2028.

“Noi ci illudiamo ancora che qualcosa possa cambiare, che con il piano industriale e i cinque nuovi modelli a Melfi si possa lavorare di più, tornare tutti ai tre turni, però…”, dice l’operaio. Quel “però” pesa. La DS 8 viene considerata troppo costosa, la nuova Compass di fascia medio-alta, mentre gli altri modelli restano ancora un’incognita.

Advertisement

Intanto proseguono cassa integrazione e uscite incentivate. “Ci vorrebbe un miracolo”, ironizza il lavoratore, “oppure più semplicemente ci vorrebbero i cinesi anche da noi, al posto dei francesi che hanno dettato i ritmi in questi anni e hanno portato solo caos e disorganizzazione”.

Il rientro al lavoro è fissato, ma l’incertezza resta. “Speriamo di fare almeno due giorni questa settimana”, conclude, “altrimenti a campare di sola cassa integrazione diventa molto dura”.