Lo stabilimento Stellantis di Cassino torna al centro dell’attenzione, ma questa volta il caso supera i confini italiani. Il Financial Times ha dedicato un approfondimento alla crisi industriale del gruppo, indicando il Cassino Plant come uno dei siti che potrebbero assumere un ruolo decisivo nelle prossime mosse del costruttore.
Il Financial Times analizza la crisi di Cassino e le possibili aperture verso i costruttori cinesi
L’analisi del quotidiano britannico arriva proprio mentre Stellantis ha comunicato un nuovo fermo produttivo. Le attività di lastratura, verniciatura, montaggio e dei reparti collegati resteranno sospese dal 17 al 31 agosto, prolungando una fase già segnata da numerosi stop e da volumi lontanissimi dal potenziale dell’impianto laziale.
Secondo quanto ricostruito dal Financial Times, una delle ipotesi allo studio riguarderebbe il rafforzamento dei rapporti con i costruttori cinesi Leapmotor e Dongfeng. Eventuali nuove collaborazioni potrebbero aprire la strada all’assegnazione di ulteriori produzioni a Cassino, offrendo allo stesso tempo nuove prospettive anche a Maserati, marchio che attraversa una fase particolarmente delicata.
Cassino aspetta produzioni concrete
Nell’approfondimento trova spazio anche il sindaco Enzo Salera, favorevole a qualsiasi investimento capace di riportare lavoro e volumi nello stabilimento. Il primo cittadino, però, chiede che alle indiscrezioni seguano finalmente decisioni concrete. Dopo anni di promesse e piani rimasti sulla carta, il messaggio è chiaro: è arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti.
La priorità resta la salvaguardia dell’occupazione. Il Cassino Plant conta circa 2.200 addetti diretti, ai quali si aggiungono migliaia di lavoratori dell’indotto che dipendono dall’andamento della fabbrica. Un ulteriore ridimensionamento avrebbe quindi conseguenze pesanti per l’intero territorio.
I numeri del 2026 spiegano la crescente preoccupazione. Nel primo semestre dalle linee di Cassino sono uscite appena 6.700 vetture, a fronte di una capacità produttiva teorica vicina alle 300 mila unità annue. Una distanza enorme per uno stabilimento che per anni ha rappresentato uno dei principali poli premium dell’automotive italiano.
L’interesse del Financial Times dimostra che il destino della fabbrica non è più soltanto una questione locale. Le prossime scelte di Stellantis chiariranno se l’impianto potrà tornare a crescere oppure continuerà a lavorare tra volumi ridotti e fermate sempre più frequenti.


