Alcune storie legate a modelli molto particolari superano qualsiasi sceneggiatura di spionaggio. Prendiamo la Ferrari F90, un unicorno nato alla fine degli anni Ottanta, rimasto nascosto nell’assoluto silenzio per decenni. La cosa incredibile non è tanto che il grande pubblico fosse all’oscuro della sua esistenza, ma che persino a Maranello fossero totalmente ignari di ciò che si stava assemblando, a porte chiuse, nelle officine torinesi di Pininfarina.
Tutto è iniziato quando, nel 1988, il principe Jefri, fratello del famigerato e ricchissimo Sultano del Brunei, ha deciso di volere un giocattolo totalmente esclusivo. La base di partenza era nobile, ovvero la meccanica e il telaio di una Testarossa, ma il vestito doveva essere stravolto per proiettarsi nel futuro. Tramite un intermediario di Singapore, l’assegno reale è arrivato sul tavolo dei vertici di Pininfarina che, davanti a una montagna di denaro impossibile da rifiutare, hanno accettato l’incarico affidando la matita all’estro di Enrico Fumia.

L’acronimo “F90” significava letteralmente “Ferrari per gli anni ’90”, una profezia stilistica che doveva concretizzarsi in un solo esemplare unico, diventati poi sei per l’ingordigia della casa reale. Ma come si fa a testare una supercar del Cavallino all’insaputa della Ferrari stessa?
Fumia lo ha confessato: i collaudi avvenivano rigorosamente di notte, con le carrozzerie totalmente mimetizzate, private di qualsiasi stemma ufficiale e spogliate dell’emblema del Cavallino per non destare sospetti nei rari testimoni.

Dal punto di vista del design, la F90 era una provocazione. Linee futuristiche, ellissi appuntite sulle fiancate, le iconiche prese d’aria laterali della Testarossa traslocate direttamente sul frontale e fari allungati che, ironia della sorte, avrebbero anticipato di vent’anni il linguaggio della Enzo.
Il segreto è crollato solo nel 2002, quando una foto rubata all’interno dell’immenso garage del principe è rimbalzata sui primi forum del web. Nel 2005, davanti alla proposta di un giornalista italiano di dedicare un pezzo alla vettura, Fumia ha dovuto vuotare il sacco con il capo della comunicazione Ferrari.

A Maranello hanno reagito con un’elasticità sorprendente, decidendo di pubblicare le foto nell’annuario ufficiale uscito nel 2006. Una legittimazione totale per un’auto che la Ferrari non aveva mai visto né toccato dal vivo. Oggi quelle sei creature riposano ancora in Brunei, inghiottite da una collezione da oltre 7.000 vetture.
