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Ferrari GTO e 849 Testarossa: V8 biturbo ai due poli estremi della potenza

A confronto due V8 biturbo Ferrari simbolo di epoche diverse: la mitica GTO del 1984, capolavoro di Pininfarina con 400 CV e prestazioni da leggenda, e la nuova 849 Testarossa, ibrida da 1.050 CV, più estrema e tecnologica, ma meno convincente sul piano stilistico. Un viaggio tra emozione, design e performance.

Ferrari GTO
Foto Ferrari

Ferrari lega la sua storia e la sua immagine soprattutto alle auto a 12 cilindri, che hanno scritto pagine memorabili di ingegneria, performance ed emozioni. Nel percorso evolutivo del marchio emiliano non sono però mancate altre architetture meccaniche, come quella V8.

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In quest’ultima veste hanno preso forma vetture leggendarie come la F40. Oggi ci occupiamo delle due “rosse” biturbo ad 8 cilindri che scrivono i due poli energetici della specie. Sono quella meno potente e quella più potente della razza. Se il tema vi appassiona, seguiteci nel nostro viaggio alla loro scoperta.

Ferrari GTO

Chiamare automobile un oggetto del genere è restrittivo: qui siamo al cospetto di una vera opera d’arte a quattro ruote. La Ferrari GTO è una scultura dinamica che inebria i sensi. Impossibile resistere al fascino delle sue seduzioni. Questo capolavoro è un inno alla bellezza, di cui scrive i riferimenti assoluti, insieme a pochi altri gioielli, quasi tutti del “cavallino rampante”.

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Anche se il tempo corre veloce, per certe sportive il suo orologio sembra essersi fermato. La vettura in esame appartiene a questa specie. Sono passati otto lustri da quando, nel mese di marzo del 1984, al mondo fu concesso in dono tanto splendore, nella cornice del Salone di Ginevra, scelto per il suo debutto.

I tratti espressivi della carrozzeria conservano una freschezza e un fascino sconosciuti a quasi tutte le proposte nate dopo di lei. Nella Ferrari GTO emerge a chiare lettere la magia del “cavallino rampante”, capace di trasformare il metallo in poesia.

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La scelta di quelle tre lettere nella sigla, acronimo di Gran Turismo Omologata, poteva sembrare un azzardo, vista l’irraggiungibile nobiltà della 250 GTO del 1962, ma nessuno alla sua vista ebbe nulla da ridire. Sicuramente è una degna portatrice del nome, benché costretta dagli eventi a rinunciare alla carriera sportiva, che fu di strepitoso splendore per la blasonata antesignana.

Alcuni la identificano con il codice numerico 288, per creare differenziazione ed evidenziare la cilindrata e il frazionamento del motore, ma il nome ufficiale è più sintetico e potente: Ferrari GTO. Punto! Questa sigla evoca le corse, l’eccellenza, la prestanza dinamica, la poesia di un mito che entra nel cuore di tutti, in ogni angolo del mondo.

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L’abito è di sublime foggia. Porta la firma di Pininfarina e si giova di un’ispirazione divina. Nel corpo c’è una certa somiglianza con le alchimie espressive della 308 GTB, ma le proporzioni sono differenti. Queste, insieme ai dettagli, rendono il quadro d’insieme completamente diverso. Impossibile confondere i due modelli, da qualsiasi prospettiva di osservazione.

I passaruota muscolari e scultorei, che esasperano felicemente il gioco dei volumi, producendo un linguaggio di grande carattere, sono uno degli elementi ottici più caratteristici. L’auto anche da ferma sembra in movimento. Esprime energia da tutti i pori. Da ogni angolo visuale si leggono la sua propensione allo scatto e il suo vigore energetico. Ne deriva un quadro intrigante, che rapisce il cuore.

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Impossibile resistere al carisma della Ferrari GTO, le cui forme miscelano in modo incredibile e con sublime classe le note dell’eleganza e della sportività. Fra le supercar moderne, solo la F40 fa meglio di lei, a mio avviso. Sotto la pelle in kevlar e materiali compositi batte un’unità propulsiva all’altezza dello splendore estetico.

Stiamo parlando di un capolavoro ingegneristico: un motore V8 biturbo da 2.855 centimetri cubi di cilindrata, in grado di sviluppare una potenza massima di 400 cavalli a 7.000 giri al minuto. Sono purosangue di razza, che corrono come forsennati, muovendo con foga feroce i soli 1.160 chilogrammi di peso a secco della Ferrari GTO.

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Nel 1984 era lei la regina delle performance, con metriche da corsa per il suo tempo storico: accelerazione da 0 a 100 km/h in 4.9 secondi, da 0 a 1.000 metri in 21.6 secondi, punta velocistica di oltre 305 km/h. Questi numeri lasciano a bocca aperta ancora oggi, figuriamoci in quell’epoca.

Ciò che le cifre non raccontano è l’esplosione emotiva regalata dall’azione sulla Ferrari in esame, che incolla ai sedili ad ogni colpo sul pedale del gas, regalando in ogni istante un sorriso a 36 denti. Nata per le sfide del Gruppo B, la GTO non vide mai la pista in veste ufficiale, ma conquistò immediatamente le strade e i garage dei collezionisti più raffinati.

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La produzione, inizialmente fissata in 200 unità, dovette essere estesa a 272 esemplari per placare la sete di bellezza di clienti illustri, tra cui spicca il nome del grande Niki Lauda. Oggi viene venerata da tutti come un’opera d’arte dinamica, capace di regalare emozioni fortissime.

La Ferrari GTO del 1984 è un sogno ad occhi aperti, che continua a far vibrare le corde emotive più profonde, scatenando potenti stimoli di piacere per il fascino del suo stile e l’energia della sua azione. Si tratta di un gioiello immortale, destinato a pochissimi fortunati in giro per il mondo.

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Ferrari 849 Testarossa

Esteticamente non può essere annoverata fra le opere più belle del “cavallino rampante”. Il suo carattere sportivo si esprime con forme nemmeno lontanamente paragonabili a quelle, perfette, della GTO. In termini di classe e di fascino artistico non c’è paragone: vince a mani basse e senza sforzo la più anziana. La Ferrari 849 Testarossa si impone però sul piano tecnologico e prestazionale, come è ovvio che sia in virtù dell’evoluzione scritta dai tempi.

Qui le metriche sono molto più incisive e si esprimono con una sicurezza attiva non immaginabile fino a pochi anni fa. La vettura più recente della coppia di cui ci stiamo occupando può viaggiare come un missile (dove consentito dalle norme e dal buonsenso), ma non richiede gli sforzi fisici e mentali richiesti in passato dalle sportive, per andare oltretutto più piano. Molto significativo, in tal senso, l’apporto dell’elettronica di ultima generazione.

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Con la nuova Ferrari 849 Testarossa la casa di Maranello ha portato l’asticella su livelli mai visti nella gamma ordinaria, di cui la GTO non faceva comunque parte, essendo una limited edition top di gamma. L’amore per la nuova nata discende dall’eccellenza tecnica più che dall’approccio stilistico.

I progettisti emiliani sono stati sublimi, anzi miracolosi, sul piano dei contenuti, con soluzioni funzionali ed alchimie ingegneristiche da fantascienza. Dall’altro, però, c’è un’estetica che non convince i puristi del “cavallino rampante”, cui non bastano i richiami alla 512 S sullo specchio di coda per ammorbidire il giudizio visivo poco tenero nei confronti del modello.

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Flavio Manzoni, purtroppo, ha inserito elementi discutibili in un corpo dalle proporzioni giuste, che poteva diventare molto più armonico e gradevole. Per quel che mi riguarda, mi aspettavo dei progressi stilistici sulla precedente SF90 Stradale, ma questi non ci sono stati, nemmeno nello specchio di coda. Sinceramente continuo a preferire l’antesignana, senza il minimo dubbio.

Ancora una volta il centro stile di Maranello ha scelto di osare, percorrendo sentieri che non portano all’unanimità dei consensi. Uno dei segni grafici più opinabili è la fascia nera verticale dietro le portiere, che ha il sapore di una brusca interruzione o di una “nota stonata” in uno spartito per il resto decisamente meno problematico. L’innesto di questo elemento sembra forzato. Credo si potesse fare a meno di un simile orpello, in favore di una pulizia formale più liscia.

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Non convince al 100% neppure la fisionomia del frontale, che ha bisogno di essere metabolizzato. Se l’occhio non riceve gratifiche ai livelli sperati, come sarebbe stato possibile, diverso è il quadro che emerge una volta spostato l’obiettivo sulle doti tecnologiche e prestazionali del modello.

Qui si è al top, nonostante l’assenza di un V12 aspirato. Anche la guidabilità, a detta di chi l’ha provata, si pone al vertice, in linea con la più nobile tradizione del marchio. La Ferrari 849 Testarossa è un mostro, che aggredisce la strada con forza travolgente, ma con un rapporto amichevole e una comunicazione chiara con chi sta al volante.  

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Il vigore dinamico giunge da un powertrain ibrido il cui epicentro è un motore endotermico V8 biturbo da 4.0 litri di cilindrata che, da solo, mette sul piatto 830 cavalli. Poi ci sono i tre cuori elettrici il cui apporto porta la potenza massima a ben 1.050 cavalli. Nessuna “rossa” di serie fa meglio di lei. Solo la F80, che è una supercar in edizione speciale, si spinge oltre.

Le prestazioni sono da brivido, con un’accelerazione da 0 a 100 km/h in meno di 2.3 secondi, da 0 a 200 km/h in 6.35 secondi e una velocità di punta che scavalca il muro dei 330 km/h. Con il tempo di 1’17″50, sulla pista di Fiorano, la Ferrari 849 Testarossa mette dietro tutti gli altri modelli del marchio, ad eccezione della già citata F80.

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La raffinatezza del sistema brake-by-wire e l’ABS Evo garantiscono una frenata perentoria, resistente e di precisione millimetrica. L’accurato studio aerodinamico tiene l’auto incollata all’asfalto con alti livelli di carico deportante, ben illustrati dai 415 kg di downforce a 250 km/h.

Nell’abitacolo si registra il ritorno di alcuni tasti fisici: una vittoria del buonsenso, richiesta a gran voce dai clienti che preferiscono la sostanza ai comandi full-touch oggi di moda. Anche il sound, pur non potendo eguagliare la magia celestiale dei V12, è stato curato maniacalmente per offrire una timbrica più ricca e adrenalinica rispetto al passato.

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Per chi ama il vento tra i capelli, la versione Spider offre il tetto rigido retrattile in soli 14 secondi, mentre i puristi della pista potranno optare per l’Assetto Fiorano: 30 kg in meno, sospensioni Multimatic e un uso massiccio di titanio e carbonio. La ricetta giusta per un appagamento ancora più alto.

Fonte | Ferrari

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