Per le auto molto potenti, la trazione anteriore non è il massimo in termini di performance e piacere di guida. I limiti sono evidenti ed hanno portato i costruttori a ridimensionare la cavalleria dei modelli di punta dotati di questa architettura meccanica.
Qui ci occupiamo delle vetture italiane di serie più potenti, fra quelle della specie. Portano tre marchi diversi, ma fanno parte della stessa galassia produttiva. Ci stiamo riferendo alle Lancia Thema 8.32, Fiat Coupé 2.0 20V Turbo, Alfa Romeo 147 e 156 GTA.
In tutti questi casi la potenza massima supera i 200 cavalli e segna le frontiere energetiche della specie, in relazione alle tecnologie del tempo storico di appartenenza. Onorarne la memoria è doveroso. Nell’articolo lo facciamo ricordandone le doti. Se il tema vi appassiona, seguiteci nel nostro viaggio alla loro scoperta.
Alfa Romeo 147 GTA e 156 GTA: “biscioni” vigorosi

A legarle fra loro, oltre al marchio, ci pensa il motore V6 da 3.2 litri a 24 valvole, che si inserisce nei piani alti dell’universo “Busso”. Una vera e propria epifania meccanica e ingegneristica, entrata a pieno titolo nella storia. Le Alfa Romeo 147 GTA e 156 GTA possono essere viste come due gemelle diverse dal temperamento sanguigno.
Sulla prima la forza del cuore emerge in un formato compatto, legandosi alle forme di una due volumi giovanile. Presentata nel novembre del 2002, la 147 GTA evolve in modo ancor più muscolare la riuscita carrozzeria delle sorelle più tranquille, il cui stile è nato dall’estro creativo di Walter de Silva e Wolfgang Egger. Le modifiche estetiche della Gran Turismo Alleggerita annunciano con discrezione il temperamento del modello.
Sotto il cofano anteriore pulsano 250 cavalli di razza, a 6.200 giri al minuto, per uno scatto da 0 a 100 km/h in 6.3 secondi e da 0 a 1.000 metri in 26.1 secondi. La punta velocistica si fissa a quota 248 km/h. I puristi dell’handling avrebbero preferito la trazione posteriore, ma gli ingegneri della casa milanese sono riusciti a rendere comunque gradevole la guida, grazie a sospensioni estremamente raffinate.
Se la 147 interpretava il ruolo della compatta ribelle, l’Alfa Romeo 156 GTA incarnava la nobiltà della berlina sportiva a tre volumi. Giunta anche lei sul mercato nel 2002, si distingueva per un look più aggressivo delle sorelle ordinarie, la cui bellezza era scultorea.
La spinta è affidata allo stesso cuore della sorella compatta. Anche qui il sound generato dagli scarichi onora la migliore tradizione acustica di Arese, elargendo scariche di adrenalina a ogni pressione sul pedale del gas. Le risposte del motore si caratterizzano per un’erogazione sportiva.
L’architettura delle sospensioni prevede uno schema a quadrilatero alto all’avantreno e un evoluto MacPherson al retrotreno. Questa combinazione esaltava la rigidità del telaio e garantiva un comportamento dinamico sano e sincero, che piace ancora oggi. Per frenare le danze dell’Alfa Romeo 156 GTA si fece affidamento su un impianto frenante di derivazione Brembo. Così l’auto regala prontezza e vigore anche in fase di arresto.
Fiat Coupé 2.0 20V Turbo “Plus”: un’auto sorprendente

Giunse nel 1996, come versione muscolare della sportiva torinese nata nel 1994. La Fiat Coupé 2.0 20V Turbo “Plus” fissa a quota 220 cavalli la sua potenza massima, per un’accelerazione da 0 a 100 km/h in 6.3 secondi e una punta velocistica di oltre 250 km/h. Erano dati fuori dal comune, nel suo periodo storico, per un’auto a trazione anteriore.
Sul fronte estetico sono poche le modifiche rispetto alle sorelle, che già esprimono una buona dose di dinamismo ottico. Le linee restano immutate, ma alcuni dettagli fanno la differenza. Al debutto il modello seppe suscitare un tangibile stupore collettivo. Questa vettura segnava una vera e propria rottura degli schemi grafici tradizionali.
Il merito di un impatto visivo così dirompente, capace di spaccare in due l’opinione degli appassionati, va ascritto alla matita visionaria dell’autore statunitense. Le linee tese e i tagli netti sui passaruota conferirono alla Fiat Coupé una presenza scenica fuori dal comune. Ancora oggi ha una certa forza di richiamo.
Il look dell’abitacolo parla invece il linguaggio di Pininfarina. La nota carrozzeria torinese si occupò anche della costruzione del modello. Nei suoi stabilimenti presero forma tutti gli esemplari prodotti. Sotto una carrozzeria dalle dimensioni compatte ma ben piantate a terra, si nasconde un telaio di notevole rigidità torsionale, capace di regalare un comportamento dinamico sincero e comunicativo.
Inizialmente, a dettare il ritmo delle prestazioni dell’auto torinese provvidero i propulsori a quattro cilindri da 1.8 litri, da 2.0 litri e da 2.0 litri turbocompresso, ma le vette energetiche furono raggiunte dal 5 cilindri in linea a 20 valvole della versione sovralimentata protagonista del nostro articolo, in grado di sviluppare 220 cavalli di potenza massima.
La scelta della trazione anteriore, se da un lato fece storcere il naso ai puristi, dall’altro regalò agli utenti una guidabilità intuitiva, sicura e facilmente sfruttabile anche dai non professionisti del volante. La Fiat Coupé 2.0 20V Turbo “Plus” divenne subito la regina di famiglia, ruolo conservato fino al congedo del modello. In questa veste la sportiva torinese trovava una sorta di sublimazione.
Il suo motore divenne un punto di riferimento assoluto. Dotato di turbocompressore Garrett TB2810 con overboost e intercooler, questo propulsore è in grado di sviluppare una coppia massima di 310 Nm disponibile già a 2.500 giri al minuto. Qui i muscoli della coupé trovarono finalmente la perfetta sintonia con il suo linguaggio espressivo, traducendosi in performance cronometriche strabilianti per l’epoca. Lei resta la vettura a trazione anteriore più veloce mai uscita dalle linee di montaggio del marchio torinese.
Lancia Thema 8.32: la vettura che profuma di Ferrari

Al terzo posto del podio, fra le auto italiane a trazione anteriore più potenti mai prodotte, si colloca questa berlina di alto lignaggio, dotata di un motore proveniente da Maranello. Ecco perché viene riconosciuta pure come Lancia Thema Ferrari. Qui il brivido “rosso” è declinato in abito da sera…o quasi, anche se le doti dinamiche dell’auto in esame sono meno entusiasmanti di quanto si potrebbe immaginare.
C’è però quel cuore a regalare brividi di gioia al sistema emotivo, sia per le doti sonore fuori dal comune, sia per le capacità di allungo. Sulla vettura piemontese con cuore emiliano viene custodito lo spirito delle berline di rappresentanza, ma l’understatement lascia spazio a qualche nota sportiva, che aggiunge sale alla trama grafica.
A fare la differenza, sul piano estetico, ci pensa soprattutto l’alettone mobile posteriore, ma anche la griglia cromata anteriore, le minigonne e i cerchi in lega a cinque razze ispirati a quelli delle auto del “cavallino rampante” fanno la loro parte nel segno della distinzione. Il risultato è un look elegante e muscolare, che trasmette l’idea dell’energia dinamica senza eccessi. Tutto è misurato, nello spirito del modello.
La Lancia Thema 8.32 ha tracciato una strada tutta sua, elevandosi a manifesto emotivo e ingegneristico del marchio, nel suo tempo storico. Il valore aggiunto è nel capolavoro custodito sotto il cofano anteriore, dove pulsa un V8 da 3.0 litri, stretto parente dell’unità che spingeva la Ferrari 308 GTB/GTS Quattrovalvole. Gli ingegneri decisero di addolcirne l’erogazione per adattarlo al temperamento di una stradista, senza però scalfirne il DNA da corsa.
Basta girare la chiave d’accensione per far battere il cuore, anche se il tono di voce è più soft rispetto alle “rosse”. I cavalli al servizio del piacere sono qui 215, contro i 240 della già citata 308 di Maranello.
La scelta di limitare il vigore energetico non dipese solo dal posizionamento di mercato, ma fu soprattutto la conseguenza di una necessità tecnica: gestire una simile cavalleria su una trazione anteriore, con i sistemi elettronici degli anni ’80, rappresentava una sfida al limite della fisica. Il risultato fu comunque notevole, anche se non al top, giudicandolo col metro dei puristi.
Le dinamiche erano infatti meno efficaci di quanto si potesse pensare, ma per l’automobilista ordinario il quadro era più che sufficiente. All’epoca i suoi numeri valsero alla Lancia Thema 8.32 il titolo di trazione anteriore più veloce del pianeta. Anche Enzo Ferrari la usò. Questa vettura non urlava le proprie prestazioni, ma le accennava con classe.
Dalla prima serie del 1986 fino alla seconda serie, impreziosita da proiettori più filanti, l’ammiraglia piemontese ha saputo mantenere intatto un carisma magnetico, oggi apprezzato dai collezionisti di tutto il mondo. L’esperienza sensoriale del modello trova ulteriori note di piacere nell’abitacolo. Una volta varcata la soglia della portiera, si scopre un salotto, rivestito con nobili pellami Poltrona Frau e inserti in radica rosa, che avvolgono i passeggeri in un abbraccio di comfort assoluto.
