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Peugeot Peugette: 50 anni per la concept car di Pininfarina

Lo spirito visionario qui si unisce ad aspetti più pratici.

Peugeot Peugette
Fonte Stellantis

Non è la migliore realizzazione di Pininfarina e il suo stile non scatena i sogni degli appassionati, ma la Peugeot Peugette esprime il suo spirito con un’originalità contagiosa. Questa concept car nacque per celebrare i 25 anni di collaborazione fra la storica firma torinese e la casa del “leone”.

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Il suo scopo, a dispetto della natura visionaria, non era quello di anticipare il futuro con alchimie dialettiche sperimentali. Qui gli sforzi creativi si concentrarono maggiormente sulla ricerca di soluzioni funzionali capaci di ottimizzare i costi, nell’ambito di un esercizio stilistico essenziale e intelligente.

A mezzo secolo dal suo debutto in società, la Peugeot Peugette torna a guadagnare le luci dei riflettori, in onore al suo compleanno. Base di lavoro fu la 104, una utilitaria lanciata nel 1972, che divenne nel tempo fra le protagoniste della motorizzazione di massa in Francia. Più nello specifico, come donatrice di organi fu scelta la versione sportiva ZS, più intonata alla missione.

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Guardando la concept car di cui ci stiamo occupando si coglie una forte ricerca della leggerezza formale, in linea con lo spirito del suo tempo. Completamente diversa dall’auto di partenza, la nuova nata assunse la natura di piccola spider a due posti secchi, capace di accarezzare le corde emotive di una clientela giovane e dinamica, in cerca di un design originale e frizzante.

Peugeot Peugette
Fonte Stellantis

Offerta alla visione del pubblico nei principali saloni dell’auto del 1976, la Peugeot Peugette sapeva come catturare gli sguardi, a dispetto del suo stile minimalista, spinto all’estremo. Il merito va ascritto all’estrema originalità conferita al corpo grafico da Pininfarina. La cosa non stupisce, visto che parliamo di un atelier dove il design si è tradotto spesso in arte (Ferrari docet).

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Guardando la carrozzeria della concept car francese, ormai cinquantenne, si nota la fiancata quasi simmetrica. Può sembrare un mero vezzo creativo, ma dietro la scelta c’erano soprattutto motivazioni di ordine funzionale, connesse alla volontà di contenere i costi dei componenti al momento delle sostituzioni o delle riparazioni.

Qui i cofani e le portiere erano intercambiabili. Può sembrare la scoperta dell’uovo di Colombo, ma ai suoi tempi questa scelta progettuale, tanto semplice quanto innovativa, fece notizia. Dal punto di vista meccanico, la Peugeot Peugette non proponeva elementi di differenziazione rispetto alla 104 ZS di partenza.

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Anche qui, sotto il cofano anteriore, pulsa un motore a 4 cilindri da 1.1 litri, in grado di sviluppare 66 cavalli di potenza massima. Pure in questo caso di sono la trazione anteriore e un’architettura compatta. Notevole la verve dinamica, ma non era certo questo l’obiettivo del progetto.

Pininfarina orientò infatti gli sforzi nella definizione di un’auto accessibile, divertente e fuori dagli schemi. Nacque così una piccola roadster essenziale, capace di offrire piacere di guida senza complicazioni. Qualche tempo dopo, la Peugeot Peugette ebbe una sorella ancora più radicale, meno legata agli aspetti pratici e più in linea con lo spirito più intimo delle concept car.

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Stiamo parlando della versione “barchetta” e monoposto. Solo un piccolo parabrezza in plexiglas era previsto per proteggere il conducente dai flussi d’aria. In questa nuova veste, l’esercizio creativo si spinse oltre, portando ai suoi limiti estremi lo spirito libero e leggero del modello.

Come potrete facilmente immaginare, la vettura in esame, in entrambe le declinazioni, non ebbe spazio nel listino commerciale del marchio francese. La produzione di serie di un mezzo insolito e di nicchia come la Peugeot Peugette avrebbe avuto implicazioni poco felici sulle finanze aziendali. Diversi poi, erano in quegli anni, gli obiettivi dei vertici del “leone”, che coltivavano altre strategie ed altre mire.

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Nonostante il “confinamento” nella dimensione delle concept car, questa creatura si è ritagliata uno spazio nella memoria aziendale e del comparto dei mezzi a quattro ruote. Ancora oggi viene ricordata come una delle auto visionare più fresche e intelligenti del suo periodo, capace di rompere con i canoni tradizionali del design Pininfarina per esplorare un linguaggio più essenziale e funzionale.

La cosa stupisce ancor più se si tiene conto del fatto che la sua nascita prese forma a partire da una semplice utilitaria, ossia da una tipologia di veicoli poco connessi alla dimensione del sogno, che invece aleggia attorno alla Peugeot Peugette.

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Fonte | Stellantis