I sei titoli mondiali consecutivi della Lancia nei rally non si celebrano solo con un comunicato. Si celebrano con una serie limitata che trasforma una berlina di culto come la Delta in un oggetto da museo. È quello che è successo con una di esse.
Nel 1992, anno del sesto e ultimo titolo della Delta HF Integrale, Lancia produsse 310 esemplari della versione Evoluzione Martini 6. Livrea bianca con le inconfondibili strisce Martini Racing, decalcomanie “Rally World Champion” sui fianchi e sul paraurti anteriore, logo Lancia sul tetto, targhetta numerata all’interno. Un’edizione che non lasciava dubbi sul proprio peso specifico nel catalogo del marchio.

Sul fronte meccanico, nessuna sorpresa rispetto alle altre Integrale, con una sola eccezione di non poco conto: era uno degli ultimi esemplari privi di catalizzatore, il che consentiva ai 210 CV del turbo 2.0 di respirare senza filtri. Fin qui, tutto nella norma del collezionismo estremo.
Sedili, tappetini, pannelli delle portiere della Delta religiosamente protetti. Da qualche parte, tutto questo è rimasto avvolto nella pellicola protettiva originale, quella che si stacca prima di consegnare l’auto. Il contachilometri è fermo a 2.367 km. I pneumatici Michelin MXX montati in fabbrica, ancora lì, al loro posto, come se il tempo non fosse passato.

Qualcuno, negli anni Novanta, acquistò una delle Delta più iconiche mai costruite e decise che il garage era il suo posto nel mondo. Non un restauro, non un capriccio tardivo, ma una scelta deliberata, presa in un’epoca in cui il mercato delle auto d’epoca non aveva ancora sviluppato la frenesia speculativa che conosciamo oggi. Un visionario, o un pazzo.

Broad Arrow ha preso questa storia e le ha messo un prezzo: 375.000 euro è la stima per l’asta del 17 maggio. Il record attuale per una Delta Integrale stradale omologata si ferma a 252.000 euro, il che rende la cifra non solo plausibile, ma quasi conservativa. Perché una macchina nata per essere spinta al limite su ogni fondo stradale, e invece tenuta ferma sotto cellophane per trent’anni, è un paradosso con quattro ruote e un valore di mercato che cresce a ogni anno di immobilità.
