Mitsubishi ha riconvertito lo stabilimento di Sakahogi in una fabbrica di fazzoletti. Anche se sembra uno scherzo, è quello che è successo davvero nel 2021, quando la quarta serie della Pajero ha chiuso i battenti. Ora la Casa di Tokyo vuole rimettere insieme i cocci, e lo fa riportando in vita l’icona che l’ha resa famosa nel mondo.
La nuova Pajero è attesa per la fine del 2026, e quello che si vede nelle prime ricostruzioni parla chiaro. Forme boxy, angoli netti, richiami espliciti al modello del 1982. Un design che non si scusa con nessuno e che si inserisce nel filone dei grandi revival off-road, dalla Toyota Land Cruiser alla Nissan Patrol. Nessuna ambiguità, questa è una 4×4 nel senso più classico del termine.

L’ipotesi più concreta sul fronte tecnico è quella di un telaio a longheroni derivato dal pickup Triton, lo stesso prodotto nello stabilimento di Laem Chabang, in Thailandia, dove nascerà anche la nuova Pajero. C’è un’alternativa sul tavolo, e non è da sottovalutare: la piattaforma monoscocca CMF-C/D, già impiegata dall’Alleanza Renault-Nissan-Mitsubishi per Outlander, Austral, Espace, X-Trail e Qashqai. In quel caso, le porte per le motorizzazioni ibride si aprirebbero decisamente più in fretta, e con loro anche quella del mercato europeo, da cui la Pajero si è ritirata anche per colpa delle emissioni.
Sul fronte estetico, il riferimento dichiarato è la Destinator, fuoristrada pensato per i mercati emergenti asiatici. Frontale con calandra imponente, elementi orizzontali e gruppi ottici a “T” composti da otto elementi LED. Protezioni sottoscocca generose, plastiche robuste su ruote e paraurti, fiancata massiccia con terza luce posteriore, tetto nero a contrasto e mancorrenti.

I turbodiesel, in questo contesto, sembrano un capitolo chiuso. Le normative Euro 7 non lasciano molto spazio alla nostalgia, e Mitsubishi ha già mostrato dove vuole andare con la concept Elevance. La Pajero potrebbe diventare la punta di diamante della gamma, posizionandosi sopra la nuova Outlander D-SUV pensata per l’Europa, con full hybrid e plug-in come soluzioni di ingresso nel Vecchio Continente.
Lanciata nel 1982, arrivata in Italia nel 1983, in quasi quarant’anni di carriera ha totalizzato 3,3 milioni di esemplari venduti nel mondo. Non è un ritorno da poco, anzi.
