Ci sono auto speciali ed altre che si spingono ancora oltre, perché segnano fatti epocali. La DS19 appartiene alla specie, avendo scritto i primi passi del marchio francese, con contenuti di eccellenza progettuale. Svelata al Salone di Parigi del 1955, questa vettura si offre alla vista con alchimie estetiche di grande suggestione.
Parlare di una delle auto più iconiche della storia non è un eccesso retorico, ma il riflesso di una evidenza ampiamente riconosciuta. Anche per questo entrò nel cuore di capi di Stato e di esponenti di primo piano del jet set internazionale, negli anni sessanta e settanta. Molti parlano di lei come la Dea, per l’incredibile qualità delle sue innovazioni, della sua tecnologia e delle sue doti stradali. Il marchio portato in dote, inoltre, se lo pronunci in francese, suona come DéeSse, che ha lo stesso significato.
Quando fu presentata, la DS19 era la prima vettura al mondo con i freni a disco (solo Jaguar li aveva usati pochi mesi prima, ma alla 24 Ore di Le Mans e su un prototipo da corsa). Era, inoltre, la prima auto europea con servosterzo e freni a disco anteriori di serie, cui si aggiungevano le mitiche sospensioni idropneumatiche autolivellanti, con cambio e frizione servoassistiti (e tutto con lo stesso circuito). Niente male, vero?
Ogni viaggio in sua compagnia sembrava su un tappeto volante, tanto era il comfort regalato ai suoi ospiti. Ancora oggi, su questo fronte, poche opere a quattro ruote reggono il paragone con lei. Di straordinario carisma il fascino estetico della DS19, grazie ai tratti scultorei conferiti al suo corpo dal designer varesino Flaminio Bertoni, che seppe interpretare in modo originale e avvincente le linee guida date al progetto dall’ingegnere André Lefebvre. Il risultato degli sforzi creativi fu una carrozzeria seducente e ad alto indice di dinamismo, oltre che alleata dei flussi d’aria.

L’amore nei suoi confronti fu istantaneo, al punto che nel solo giorno del debutto in società, al già citato Salone dell’Auto di Parigi, furono venduti 12 mila esemplari, che divennero 80 mila alla fine della prestigiosa rassegna espositiva della Ville Lumière. Queste cifre si offrirono come un chiaro indizio del gradimento nei suoi confronti, che sarebbe maturato nel resto del ciclo commerciale. La storia confortò le premesse, con un milione e mezzo di unità vendute in ogni angolo del mondo.
Non ci crederete, ma la DS19 finì persino nell’ex Unione Sovietica, dove fra i suoi utilizzatori, all’inizio degli anni ’60, c’era nientemeno che l’astronauta Jurij Gagarin. Del resto, quale automobile, più di lei, dava l’impressione di giungere dallo spazio? Fra gli altri personaggi ad intrecciarsi con la Dea ci furono Charles De Gaulle, Orson Welles e Francis Ford Coppola, che ne possiede ancora due, usate pure oggi tra gli studios di Hollywood.
Innovativa nello stile della carrozzeria, la DS19 si pone sulla stessa lunghezza d’onda nelle trame interne, con un abitacolo disegnato anch’esso da Flaminio Bertoni. Il designer e scultore italiano seppe modellare una plancia spettacolare come il corpo esterno, per la sua suggestiva miscela di curve e linee tese, perfettamente integrate a quelle della carrozzeria. Il cerchio era chiuso, nel segno di un carisma unico e avvincente.






Fonte | Stellantis
